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Per gli imprenditori 2009 anno terribile, e l’84% boccia le politiche del governo sulla lotta alla crisi

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nov/09
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Roma, 24 nov. – (Adnkronos/Ign) – Perplessi, scettici, delusi da un 2009 che ha ridotto i loro affari e i loro margini di redditività, ma al tempo stesso convinti che ci siano spazi per la ripresa. E’ questa la fotografia dell’indagine effettuata tra settembre e ottobre presso oltre 50 mila aziende e 180 mila imprenditori da Business International in previsione della ventesima tavola rotonda con il governo italiano. La ricerca sonda gli addetti ai lavori, alla ricerca di risposte utili a fiutarne gli umori. E il quadro che emerge è quello di un tessuto che soffre, cercando di sopravvivere, in attesa di una ripresa degli ordinativi che comincia a profilarsi all’orizzonte (e questa è la buona notizia). Ma anche di efficaci politiche mirate, in grado di ridare ossigeno al sistema.
L’84% degli imprenditori boccia infatti il governo sul fronte della lotta alla crisi: le politiche finora adottate non sono sufficientemente efficaci per il 44% e per nulla efficaci per il 40%. Mentre meno del 15% ritiene che tali politiche siano state efficienti. Percentuali che registrano l’insoddisfazione degli imprenditori e che sono scritte nero su bianco nelle pagine dell’indagine dalla quale emerge che sono gli interventi su sistema finanziario e fiscalità gli elementi giudicati più deludenti dell’azione di governo.

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Del resto la quota di prodotto interno lordo destinata nel 2009 dall’Italia a manovre anti-cicliche è particolarmente bassa, nel confronto internazionale: dall’Italia solo lo 0,2% del Pil contro l’1,4 del Regno Unito; il 2 degli Stati Uniti, il 3,1 della Cina; lo 0,7 della Francia, l’1,6 della Germania. Da segnalare che l’indagine Business International mostra che la maggioranza delle imprese ritiene importante, se non molto importante, gli investimenti in IT per uscire dalla crisi. Ne è convinto, in particolare, il 66,3% degli intervistati. “Il nostro Paese -è la valutazione di Business International, la società di consulenza e formazione delle aziende- pur avendo un debito pubblico elevatissimo e che desta preoccupazione a livello comunitario, è caratterizzato da un tasso di risparmio privato tra i più alti nel mondo. Questa caratteristica ha dato fino adesso, come dire, respiro all’intera economia, costituendo un ammortizzatore naturale contro la crisi. Inoltre, il sistema creditizio italiano era tra i meno esposti internazionalmente”.

Ma gli imprenditori continuano a lamentare difficoltà anche sull’accesso al credito. La società infatti evidenzia come resti “da sciogliere il nodo tra mondo imprenditoriale e sistema bancario. Il primo preme per una maggiore flessibilità e facilità di accesso al credito, per riuscire ad investire, mentre il secondo si mostra decisamente più cauto e prudente nella concessione di finanziamenti per evitare eventuali esposizioni a rischi. La maggior parte delle imprese intervistate nel campione (il 67,5% ) dichiara infatti di aver avuto difficoltà nell’ottenere finanziamenti dagli istituti di credito”.

Alla domanda ‘Come giudica oggi le condizioni economiche della sua azienda rispetto allo stesso periodo dello scorso anno?’, gli imprenditori rispondono confermando, se non aggravando, i dati registrati da Istat e Banca d’Italia. Quasi il 60% degli intervistati denuncia una situazione peggiore rispetto a quella dell’anno precedente. Solo l’11% del campione può dire di aver registrato dei miglioramenti. Non positive anche le previsioni sull’andamento della forza lavoro. Dalle risposte del campione, il 2010 lascia intravedere un quadro negativo: solo il 18.7% degli intervistati si aspetta di aumentare il numero dei suoi occupati, mentre il 26.4% prevede di doverlo ridurre. Poco più della metà (54.9%) non vede margini di cambiamento.

Tuttavia, nonostante un passato recente negativo, gli imprenditori intervistati mostrano ottimismo per il futuro. Il 45% di questi dichiara, infatti, di avere obiettivi di fatturato superiori per il 2010. Sebbene quasi la metà del campione sembri scommettere sull’uscita dalla crisi, non si può dire che questa sia prossima. Quel 30% di imprenditori che dichiara di avere obiettivi di fatturato inferiori ammonisce sul fatto che non è ancora il momento di abbassare la guardia, né di azzardare la fine del periodo nero per la nostra economia.

Napolitano: Europa

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nov/09
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Napoli, 14 nov. (Adnkronos/Ign) – “O un’Europa più unita, più integrata, più consapevole delle proprie virtù e potenzialità, più risoluta ad avanzare anche non tutta insieme; o il declino”. E’ questo il bivio davanti al quale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano pone la Ue, convinto che “prospettare un’opzione così drammatica non è fuori luogo e può suscitare una nuova ondata di convinzioni e sentimenti europeistici e può far scendere in campo nuove energie”.
Il capo dello Stato traccia la sua visione per l’Unione Europea nella lectio magistralis pronunciata all’Università ‘Orientale’ di Napoli per il conferimento della laurea honoris causa in ‘Politiche e Istituzioni dell’Europa’.

Sul piano economico, il presidente della Repubblica esorta ora a “proseguire fino al pieno completamento del mercato interno, evitando battute d’arresto e passi indietro per effetto della recente crisi mondiale”. In tal senso, la prospettiva indicata è quella di una confluenza in una unione economica e monetaria “anche nella sua componente, rimasta debole e incerta, di governo comune su questioni essenziali sul piano delle politiche economiche e delle strategie di sviluppo”.

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Quindi il capo dello Stato indica “le nuove frontiere del processo di integrazione europeo”: “Crescita competitiva, coesione sociale e civile, salvaguardia del comune retaggio culturale, politica estera e di sicurezza comune”.

Oramai “il luogo delle decisioni fondamentali – osserva – si è spostato dal G8, nel quale il peso dell’Europa era indubbiamente rilevante, al G20. Il baricentro si è spostato lontano dall’Europa”. Al tempo stesso, “è maturata l’esigenza di un governo largamente condiviso nel processo di globalizzazione, per un più equo e diffuso accesso alle sue opportunità, per una crescita sostenibile, per la stabilizzazione e pacificazione in vaste regioni nelle quali oggi si concentrano tensioni e minacce, come quella del terrorismo di matrice fondamentalista islamica, da disinnescare nell’interesse generale”. Ecco allora l’esigenza, sottolineata da Napolitano, che “l’Europa parli con una voce sola in tutte le sedi istituzionali in cui ci si confronta e si decide da protagonisti della politica e dello sviluppo mondiale”. Di qui, l’esigenza ribadita della “necessità di dare corpo sul serio a una politica estera e di sicurezza della Ue” e di avviarsi con più decisione anche verso “una politica di difesa comune. Si tratta – spiega Napolitano – di responsabilità e di oneri che l’Europa non può lasciare sulle spalle degli Stati Uniti”.

A proposito di ”nuovi allargamenti dell’Unione europea”, Napolitano osserva che ”l’adesione della Turchia (dove Napolitano si recherà in visita di Stato dal 16 al 19 novembre prossimi, ndr) potrà rappresentare una tappa di grande importanza per l’affermazione e l’espansione del ruolo dell’Europa”.

Avverte ancora Napolitano: “L’Europa potenza e attore globale resterà solo un’espressione retorica e una semplice enunciazione velleitaria se la Ue rimarrà prigioniera delle nostalgiche e impotenti pretese degli Stati Nazionali, dei loro governi, delle loro classi dirigenti, delle loro forze politiche, nel tentativo di coltivare ciascuno sue antiche prerogative e irriducibili diversità, di conservare e di far pesare ostruzionismi e poteri di veto all’interno della Unione Europea”. Invece, “l’Europa non può, di fronte a decisioni fondamentali che l’attendono, rimanere sospesa al conseguimento dell’unanimità”.

Da qui, l’esortazione finale di Napolitano: “O la Ue farà un balzo in avanti sulla via dell’integrazione, affermandosi come soggetto unitario capace di leadership sull’arena mondiale, o diventerà spettatrice in un mondo guidato, se non da un improbabile G8 con Usa e Cina, da loro e da altre potenze in impetuosa crescita”.

Il presidente della Repubblica è giunto questa mattina all’ateneo. Ad accoglierlo nell’aula magna dell’Università partenopea, con il rettore Lida Viganoni e il preside della Facoltà di scienze politiche Amedeo di Maio, il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino e il governatore della Regione Campania Antonio Bassolino. Il presidente Napolitano era arrivato a Napoli ieri pomeriggio, con il treno ‘Freccia Rossa’ per l’inaugurazione del tratto ad alta velocità Roma-Napoli.

Nel discorso di saluto al presidente della Repubblica, il rettore Viganoni ha espresso, a nome dell’ateneo, “l’ammirazione nei confronti di un capo dello Stato che è indiscutibilmente uno dei grandi uomini del nostro Paese e della città di Napoli, cui è rimasto sempre profondamente e intensamente legato”.

Vent’anni fa la caduta del Muro.

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nov/09
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Berlino, 9 nov. (Adnkronos/Ign) – “E’ stato il risultato di una lunga storia di oppressione e della lotta contro questa oppressione”. Così Angela Merkel, attraversando l’ex valico di frontiera che divideva in due Berlino, sulla Bornholmer Strasse, ha ricordato la notte del 9 novembre di venti anni fa e la caduta del Muro. Bornholmer Strasse è stato scelto per l’attraversamento simbolico da parte del cancelliere tedesco perché fu il primo posto di confine lungo il Muro ad aprire ai cittadini tedesco orientali quella notte.
Le celebrazioni in corso a Berlino “non sono solo per i tedeschi ma per l’intera Europa”, ha dichiarato la Merkel, in un breve discorso pronunciato a fianco dell’ex presidente sovietico Mickhail Gorbaciov e dell’ex leader di Solidarnosc e presidente polacco Lech Walesa, che con lei hanno attraversato l’ex posto di confine sulla Bornholmer Strasse a Berlino.

Citando le nuove generazioni nate dopo il crollo del Muro, la Merkel ha sottolineato come “sia valsa la pena di lottare per questo”. La cancelliera si è poi rivolta all’ultimo presidente sovietico, ringraziandolo “per aver reso questo possibile”: “noi sapevamo che qualcosa stava succedendo in Urss e sapevamo che doveva succedere” in Unione Sovietica perché succedesse anche da noi. E Gorbaciov ha avuto il “coraggio” di avviare questo processo. “Grazie e grazie per essere qui oggi”, ha aggiunto.

Sono decine i capi di Stato e di governo giunti da tutto il mondo per partecipare alle celebrazioni, che si sono aperte questa mattina con la cerimonia religiosa ecumenica celebrata alla presenza della cancelliera e del presidente federale Horst Koehler nella chiesa di Gethsemane nel quartiere di Prenzlauer Berg. Silvio Berlusconi, arrivato a Berlino nel pomeriggio, è atteso alla ‘festa della libertà’ alla porta di Brandeburgo con i grandi del mondo. I capi di Stato e di governo si incontreranno al castello di Bellevue, dove saranno ricevuti da Koehler e dalla Merkel.

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Intorno alle 19 inizierà il concerto diretto dal maestro Daniel Barenboim. Subito dopo interverranno la cancelliera, il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, il presidente francese Nicolas Sarkozy, il premier britannico Gordon Brown, il presidente russo Dimitri Medvedev e il sindaco della capitale tedesca Klaus Wowereit. Alle 20 il momento clou: al via l”effetto domino’ simbolo del crollo del muro. L’ex presidente della Polonia Lech Walesa farà cadere la prima tessera in polistirolo per ricordare quel 9 novembre 1989 che provocò cambiamenti a catena in tutta Europa con la fine della cortina di ferro.

Alle 20.30 le celebrazioni si concluderanno con uno spettacolo di fuochi d’artificio. In serata, ci sarà la cena dei capi di Stato e di governo offerta dalla Merkel presso la Cancelleria federale tedesca. L’incontro sarà l’occasione anche per parlare dei temi di attualità internazionale, a cominciare dal pacchetto nomine in ambito Ue. Sul tavolo c’è la candidatura italiana di Massimo D’Alema alla poltrona di ‘Mister Pesc’.

Berlusconi: “Italia sesto Paese più ricco al mondo. Il nostro Pil ha superato anche la Gran Bretagna”

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nov/09
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Roma, 6 nov. – (Adnkronos) – L’Italia ha ormai sorpassato la Gran Bretagna per Prodotto interno lordo e quindi è ormai la sesta nazione più ricca tra i paesi industrializzati dal mondo. Silvio Berlusconi, riferiscono alcuni presenti, interviene al Consiglio dei ministri questa mattina per fare alcune considerazioni sullo stato di salute dell’economia nazionale. Il presidente del Consiglio non ha dubbi: il nostro Paese fa sempre più progressi, visto che è anche il terzo contribuente della Ue e il sesto per le Nazioni unite.
Da qui un monito ai ministri: sarebbe anche il caso che questi risultati e le cose positive che stiamo facendo vengano fatti valere. Il presidente del Consiglio, riferiscono fonti ministeriali, avrebbe infatti chiesto ai colleghi di dare risalto a quanto di buono questo esecutivo sta realizzando e ha realizzato in sedici mesi.

ma siamo sicuri di quello che dice?

Eurozona, previsioni d’autunno 2009-2011, economia UE in ripresa graduale

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nov/09
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(Teleborsa) – Roma, 3 nov – Secondo le previsioni d’autunno della Commissione, l’Unione europea uscirà dalla crisi nella seconda metà di quest’anno, sebbene il PIL dovrebbe subire un calo di circa il 4% nel complesso per il 2009. Lo si legge nelle previsioni d’autunno 2009-2011, redatte dalla commissione UE.
Si attende una ripresa graduale e le previsioni del PIL sono in crescita: di circa tre quarti di punto percentuale nel 2010 e un e mezzo circa nel 2011.

La ripresa delle attività a breve termine è dovuta ai miglioramenti del contesto esterno e delle condizioni finanziarie, nonché alle significative misure di politica monetaria e di bilancio messe in atto. In seguito, una serie di fattori potrebbe frenare la domanda del settore privato e di conseguenza limitare il vigore della ripresa. In particolare, le condizioni del mercato del lavoro rimangono difficili: il tasso di disoccupazione nell’Unione europea dovrebbe raggiungere il 10,25%. Anche il disavanzo pubblico dovrebbe aumentare, raggiungendo il 7,5% del PIL nel 2010, prima di diminuire leggermente nel 2011 quando l’economia si riprenderà e le misure temporanee saranno gradualmente abbandonate.

soldi

L’economia dell’Unione europea sta uscendo dalla crisi, soprattutto grazie alle misure ambiziose adottate dai governi, dalle banche centrali e dal UE, che non solamente hanno scongiurato il crollo del sistema ma hanno anche dato avvio alla ripresa. Ciononostante restano molte sfide da affrontare: per mantenere lo slancio e assicurare la sostenibilità della ripresa, è essenziale dare piena attuazione a tutte le misure annunciate e completare il risanamento del sistema bancario. Inoltre occorre cominciare a lavorare di più in un’ottica di medio termine valutando il modo migliore per ovviare agli effetti negativi che la crisi ha provocato sui mercati del lavoro, le finanze pubbliche e la crescita potenziale” ha affermato Joaquín Almunia, Commissario per gli Affari economici e monetari.

Dopo aver attraversato la crisi più profonda, più lunga e più diffusa della sua storia, l’economia dell’Unione europea è giunta a una svolta. Gli ultimi mesi hanno registrato un netto miglioramento della situazione economica e delle condizioni finanziarie, dovuto in gran parte all’adozione di misure di politica monetaria e di bilancio senza precedenti. Molti indicatori finanziari sono tornati ai livelli precedenti alla crisi e la fiducia è in aumento. Le prospettive relative alla crescita e agli scambi a livello mondiale sono migliorate, specialmente nelle economie dei paesi emergenti. Alla luce di questi andamenti, e tenendo conto di un adeguamento favorevole delle scorte, la crescita del PIL nell’Unione europea e nell’area dell’euro dovrebbe tornare positiva nella seconda metà di quest’anno.

Il miglioramento delle prospettive a breve termine nell’Unione europea e all’estero deriva in parte da fattori temporanei: mano a mano che il loro effetto svanirà nel corso del 2010, è probabile che l’attività a livello mondiale subisca un rallentamento. Durante il periodo oggetto delle previsioni, la crescita delle esportazioni dell’Unione europea dovrebbe pertanto stabilizzarsi solo gradualmente.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro dell’Unione europea, nonostante abbia resistito alla crisi meglio del previsto (principalmente grazie a misure politiche a breve termine, riforme precedenti e mantenimento di eccedenze di manodopera in taluni Stati membri), nei prossimi trimestri è attesa una perdita di posti di lavoro. Secondo le previsioni, quest’anno l’occupazione diminuirà di quasi il 2,25%, e nel 2010 scenderà ancora di circa l’1.25%. L’occupazione dovrebbe stabilizzarsi progressivamente verso la fine del 2010 e nel 2011, una volta che la ripresa sarà consolidata.

Anche le finanze pubbliche sono state colpite duramente. Si stima che quest’anno il disavanzo pubblico triplicherà nell’Unione europea (raggiungendo quasi il 7% del PIL rispetto al 2,25% del 2008) e nel 2010 continuerà a salire fino a raggiungere il 7,5% circa.

L’inflazione nell’Unione europea e nell’area dell’euro dovrebbe registrare un lieve aumento dal livello molto basso attuale, pur rimanendo moderata durante il periodo di riferimento delle previsioni. In media, l’inflazione IAPC dovrebbe essere leggermente superiore all’1% nel 2010 e stabilirsi intorno all’1½% nel 2011 in entrambe le aree. Mentre i prezzi crescenti delle materie prime eserciteranno probabilmente una pressione al rialzo sull’inflazione, il sostanziale rallentamento dell’economia e la crescita debole dei salari dovrebbero invece avere un effetto di contenimento.

L’economia dell’Unione europea sta superando la crisi ma le prospettive rimangono altamente incerte e soggette a rischi non trascurabili ma che nel complesso sembrano compensarsi. Se le misure politiche si dimostrassero più efficaci del previsto nel risanare il settore finanziario e migliorare la fiducia, o se la domanda mondiale aumentasse ben oltre le stime, la ripresa potrebbe essere sorprendentemente più vigorosa. D’altro lato, le difficoltà del mercato del lavoro e gli ostacoli agli investimenti potrebbero avere conseguenze più pesanti del previsto. Inoltre, se non risanerà i suoi bilanci, il settore bancario potrebbe non essere in grado di fornire sostegno sufficiente alla ripresa. Anche i rischi che gravano sulle prospettive d’inflazione sembrano nel complesso compensarsi.

Berlusconi, prove di dialogo con il Pd di Bersani: “Cambiate registro e facciamo insieme le riforme”

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nov/09
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Roma, 2 nov. (Adnkronos/Ign) – ”Magari”. Così Silvio Berlusconi risponde a Bruno Vespa che gli domanda se la riforma della giustizia può essere il primo banco di prova per il neo segretario del Pd, Pierluigi Bersani. ”Nessuno più di me è predisposto al dialogo. Ma per dialogare -spiega il presidente del Consiglio nel libro del giornalista ‘Donne di cuori’, in uscita il 6 novembre- è necessario essere in due, e soprattutto avere rispetto dell’avversario, non insultarlo e demonizzarlo come il Pd di Franceschini e di Veltroni ha fatto ogni giorno, e spesso più volte al giorno, contro la mia persona”.
”Se Bersani deciderà di cambiare registro e di concorrere alle riforme importanti per il futuro dell’Italia, il più contento sarò io”, assicura Berlusconi. Quanto alla possibilità che ci sia un dialogo tra maggioranza e opposizione, il premier replica: ”Se il nuovo segretario del Pd manifesta una disponibilità a trattare sulle materie più importanti, non ci sarà nessuna difficoltà ad aprire una discussione seria. Bersani dimentica che molti voti di fiducia si sono resi necessari per le pratiche ostruzionistiche dell’opposizione”. Può essere la giustizia il primo banco di prova?, chiede Vespa. ”Magari!…”, è la risposta del Cavaliere.

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Il premier lo esclude. Ma “se mai dovesse verificarsi un cambiamento di maggioranza”, dice il Cavaliere precisando che è “un’ipotesi che non esiste”, “sarebbe inevitabile il ricorso ad elezioni anticipate”. Fini “si è dimostrato un alleato leale e un politico lungimirante. A lui mi lega un solido rapporto di amicizia e di stima”, aggiunge.

Quanto alle azioni legali contro i quotidiani ‘La Repubblica’ e ‘L’Unità’, il presidente del Consiglio non ha dubbi: ”Ho il dovere di tutelare non la mia persona, ma l’istituzione che rappresento e che mi è stata assegnata dal voto di milioni di italiani. Insultando me -sottolinea- si insultano tutti loro, si insulta il loro voto, la loro volontà, la loro dignità”.

”E -spiega il premier- non ho sporto querela. Mi sono rivolto, in modo direi quasi disarmato, ai giudici civili destinando da subito l’eventuale risarcimento del danno all’Istituto San Raffaele di Milano”. Poi Berlusconi risponde anche a una domanda su Vittorio Feltri alla guida de ‘Il Giornale’: ”Feltri è un giornalista certamente di centrodestra, che assume però le sue posizioni in assoluta autonomia. E che e’ geloso di questa autonomia. Questo vale -dice Berlusconi- per il caso Boffo come per altri interventi del ‘Giornale’ nel dibattito politico recente”.

Berlusconi è poi certo che la concessione delle presidenze di due Regioni del Nord alla Lega non rischia di ridimensionare il peso nazionale del Pdl. ”La questione è oggi ancora sul tavolo -dice- ma se ciò dovesse accadere certamente no. L’alleanza con la Lega è davvero solida. Non c’è nessun problema nell’individuazione dei candidati alle elezioni regionali anche perché presenteremo in ogni regione del Nord un ticket che indicherà un presidente del Pdl e un vice della Lega e viceversa. Nessun pericolo di sganciamento leghista, dunque. Tra me e Umberto Bossi c’è un patto ormai consolidato fondato anche sull’amicizia e sull’affetto”.

Capitolo Udc. ”E’ con noi nel Partito del popolo europeo -sottolinea il premier-, che è la grande famiglia della libertà e della democrazia in Europa. Negli altri paesi dell’Unione i partiti popolari non si alleano con la sinistra, non sono disponibili ad allearsi con una parte o con l’altra. Questo non è casuale. E’ la conseguenza del fatto che i nostri valori, i nostri programmi, la nostra economia sociale di mercato, sono concezioni alternative a quelle della sinistra”.

Berlusconi: ”La crisi è alle spalle”.

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ott/09
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Ma dove? con tutta la disoccupazione che seguirà nel 2010? la crisi potrà essere alle spalle a livello di borse, ma siamo ancora dentro fino al collo noi comuni mortali…
Ad ogni modo riporto l’articolo di adnkronos

Roma, 29 ott. (Adnkronos/Ign) – “Il peggio della crisi finanziaria sembra sia alle nostre spalle e sia iniziata, sia pure lentamente, la ripresa”. Inizia con queste parole il messaggio inviato dal premier Silvio Berlusconi al presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, in occasione della Ottantacinquesima Giornata mondiale del risparmio.
Il premier elogia poi le banche per “il comportamento tenuto dal sistema bancario italiano che ha affrontato la crisi in condizioni migliori rispetto a quelle di altri paesi” e sottolinea che “la rete di protezione predisposta tempestivamente dal governo abbia rafforzato l’immunità delle banche italiane nei confronti della crisi”. Per Berlusconi “è augurabile che le banche dimostrino un sempre maggiore radicamento verso le esigenze del territorio nella valutazione del merito di credito”.

Nella distinzione dei ruoli, aggiunge, “il Governo seguirà attentamente il sistema, adottando tutti i provvedimenti che si renderanno necessari a favorire l’uscita dalla crisi e il rilancio dell’economia reale”. Il Premier dedica attenzione anche ai risultati dell’indagine Acri-Ipsos presentata ieri. Risultati che “sono merito delle decisioni prese a livello globale, ma anche del fatto che tutti i soggetti istituzionali, economici e sociali hanno svolto positivamente nel nostro Paese la loro parte”.

Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto pervenire al presidente dell’Acri un messaggio nel quale sostiene che “in un momento nel quale il paese è chiamato a un impegno straordinario per il superamento degli effetti della crisi globale e per il contenimento delle difficolta’ e tensioni che si vanno producendo sul piano sociale”, occorre “definire le nuove regole e le necessarie misure di riforma e rafforzamento delle istituzioni internazionali”. In questo contesto, “assumono grande importanza le iniziative riguardanti le vigilanza europea, per migliorare attraverso un più elevato livello di protezione degli investitori, la fiducia nei mercati e la stabilità del sistema”.

Nel quadro della “creazione di condizioni favorevoli alla crescita nei diversi contesti locali, un ruolo decisivo puo’ essere svolto da un sistema creditizio che riesca a mantenere un forte radicamento territoriale senza rinunciare alle opportunità offerte dall’inserimento in mercati finanziari aperti alla concorrenza e ben regolati”.

Obama al david letterman show parlava dei veri problemi della crisi, e di come affrontarla, berlusconi invece la sottovaluta sempre per fare disinformazione, ma vi sembra giusto?

Berlusconi chiama ‘Ballarò’: ”L’anomalia italiana? I pm comunisti” (VIDEO)

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ott/09
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Roma, 28 ott. (Ign) – Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è intervenuto ieri sera telefonicamente alla trasmissione di Rai Tre ‘Ballarò’, condotta da Giovanni Floris. ”La vera anomalia italiana non è Berlusconi ma sono i pm e i giudici comunisti di Milano che da quando Berlusconi è sceso in politica lo hanno aggredito in tutti i modi. I pm sono la vera opposizione nel nostro Paese”, ha detto il premier nel giorno della condanna per l’avvocato David Mills.
Poi rivolto a Floris ha detto: ”Lei fa dei processi pubblici nei miei confronti e senza contraddittorio nella tv pagata da tutti i cittadini. Le ricordo che la televisione non è sua. Ho assistito agli interventi degli esponenti della sinistra, ho assistito al festival delle falsità e della calunnia. La tv pubblica italiana ha una prevalenza assoluta di giornalisti di sinistra e di programmi di sinistra e attacca il governo”. ”L’ultimo sondaggio che ho qui davanti a me – ha continuato -dice che il governo è al 54%, il presidente del Consiglio è al 68% e il Pd, che è tornato Pci con l’elezione di Bersani, è al 25%”.

Ospite in trasmissione, la vicepresidente della Camera Rosy Bindi ha replicato al premier: “Nessun politico al mondo ha la possibilità di intervenire quando e come vuole in una trasmissione pubblica per fare affermazioni che non sono convincenti”. “Lei – ha continuato la Bindi – ha un solo modo per dimostrare la legalità che continua ad affermare: sottoporsi come qualunque cittadino al giudizio della magistratura, nessuno – ha aggiunto – contesta il consenso che il premier ha avuto dagli italiani nè il fatto che questi abbia legittimamente governato. Ma il consenso popolare da lui ottenuto non lo solleva dal dover sottoporsi al rispetto della legge, della Costituzione e del giudizio della magistratura”.

In studio c’erano, oltre a Rosy Bindi, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il direttore dell’Unità Concita de Gregorio.

Governo, Brunetta: “Tremonti è ministro, sintesi la fa Berlusconi”

26
ott/09
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Roma, 26 ott. (Adnkronos) – “Tremonti e’ un ministro di Berlusconi. Il leader e’ Berlusconi, non se lo dimentichi nessuno. La sintesi la fa Berlusconi, gli equilibri della coalizione li fa lui, valorizzando e ottimizzando le qualita’ di tutti noi. Il Paese ha riconosciuto a Berlusconi questo ruolo e a nessun altro. Fuori da questa logica ci sono solo le elezioni”. Lo dice il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta, intervistato da ‘Il Giornale’ e da ‘La Stampa’. E sull’ipotesi che il titolare dell’Economia possa ottenere la nomina a vicepremier, aggiunge: “credo che non gli serva in questa fase. Credo non abbia alcuna ragion d’essere. Serve per verticalizzare il processo decisionale, ma lui ha gia’ tutto questo”. Quanto alla politica economica, “il Governo, tutto il Governo, e’ rigorista, Nessuno -sottolinea Brunetta- puo’ dire di esserlo piu’ di altri. L’unica cosa da dire in piu’ e’ che il rigore non ha senso se poi si ammazza il paziente. Non si puo’ dire, ho dato le medicine giuste, se poi chi le ha prese muore. Io lo dico da tanto, bisogna passare dagli antibiotici alle vitamine”.

CICCHITTO: RICONOSCIAMO RUOLO TREMONTI MA SERVE COLLEGIALITA’

“Siamo tutti consape­voli della figura di Tremonti, e an­che del suo ruolo politico. Figura e ruolo che non sono in discussione. Anche Tremonti pero’ dev’essere con­sapevole che la politica economica non puo’ essere monopolio di nessu­no. Nessuno mette in dubbio quanto e’ stato fatto finora. Ma adesso occor­re una seconda fase, incentrata sulla crescita. In un partito da 270 deputa­ti, che e’ il primo al Nord come al Sud e ha ministri di peso, la politica economica e’ oggetto di discussione e di gestione collegiale, sotto la lea­dership di Berlusconi; che poi e’ l’uo­mo che prende i voti”. Lo dice il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto in un’intervista al ‘Corriere della Sera’. Quanto all’eventuale nomina a vicepremier del ministro dell’Economia, “Tremonti -aggiunge il presidente dei deputati azzurri- non ha bisogno di pen­nacchi. Al Tesoro ha gia’ un peso su­periore a qualsiasi altro ministro. Un ruolo cosi’ importante non va ribadi­to o appesantito da un’altra carica, che in un Governo di coalizione spo­sterebbe gli equilibri”.

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GOVERNO, MICCICHE’: BASTA MONOCOLORE LEGA SERVE PARTITO SUD

Roma, 26 ott. (Adnkronos) – Il Governo Berlusconi “e’ diventato ormai un monocolore della Lega, perche’ l’altro partito, il Pdl, e’ il ‘partito del presidente’ e quindi per definizione non ha un potere di interdizione”. Lo dice, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, il sottosegretario con delega al Cipe Gianfranco Micciche’. “Il Partito del Sud -aggiunge- sarebbe nell’interesse della Lega, che altrimenti finira’ per avere tutti contro. A noi serve un partito di rappresentanza territoriale del Mezzogiorno, ma attenzione: non un partito della spesa folle. Del partito del Sud non c’e’ tanto bisogno localmente, ma a Roma. Per questo penso alle prossime elezioni per la Camera e il Senato. Vorrei proprio -conclude Micciche’- che questo partito nascesse con la benedizione di Berlusconi”.

Il premier promette: «Taglio graduale dell’Irap fino all’abolizione»

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ott/09
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ROMA (23 ottobre) – «Taglio graduale dell’Irap». È l’ultima promessa di Silvio Berlusconi. In una lettera di saluto inviata all’assemblea della Cna (associazione di artigiani), il presidente del Consiglio fa sapere che il governo avrebbe «allo studio» interventi per ridurre la pressione fiscale. E fra questi interventi ci sarebbe anche il taglio graduale dell’Irap «fino alla sua soppressione».

Berlusconi si sofferma anche su qualche dettaglio. L’ipotetica soppressione potrebbe avvenire «mediante l’elevazione della franchigia in favore delle aziende più piccole», ovvero con «l’estensione della Tremonti ter», o ancora con «un sostegno stabile alle piccole imprese che investono nell’innovazione e nella ricerca». Nessun accenno invece alla questione della copertura: con cosa si sostituirebbero i 28 miliardi di Irap che lo Stato incassa ogni anno dalle imprese?

La Cna. Ivan Malavasi, presidente della Cna, si è lamentato di «un fisco che continua, a dispetto delle promesse, a far pagare alle imprese un’Irap sempre più percepita come tassa sul lavoro e sugli interessi passivi». Proprio dalla detassazione degli interessi passivi chiede di partire la Cna. Una misura che costerebbe 3,5 miliardi, secondo la stima di un’altra associazione di artigiani, la Cgia di Mestre.

Cgil, Cisl e Uil. Molto meno entusiasti della proposta i sindacati. Per Gugliemo Epifani, segretario della Cgil, «il primo atto da fare è ridurre le tasse di lavoratori e pensionati». Anche Domenico Proietti (Uil) lo considera «l’unico modo per sostenere la ripresa economica». Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni invece non vedrebbe male «una rimodulazione dell’Irap», anche se ridurre le tasse a lavoratori e pensionati è «altrettanto urgente».

Gli industriali. La Confindustria, che spesso ha richiamato il governo alla vecchia promessa di abolire l’Irap, accoglie con favore il discorso di Berlusconi ma aggiunge: «Ci auguriamo che si passi rapidamente dalle parole ai fatti».

I commercialisti. Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, auspica un intervento sull’Irap, ma chiede al governo di «non dimenticare ancora una volta i professionisti».

L’opposizione. Per Dario Franceschini, segretario del Pd, «è il solito effetto annuncio», mentre l’ex ministro Vincenxo Visco considera l’abolizione dell’Irap la cosa migliore «se vogliamo fare bancarotta». Per Antonio Di Pietro «Berlusconi prende in giro gli artigiani».

Fitch. L’agenzia internazionale si dichiara «sorpresa» dalla dichiarazione di Berlusconi: «Rappresenta un cambiamento di rotta» dice Brian Coulton, responsabile delle valutazioni sull’Europa. «Siamo desiderosi di vedere misure anche sulla spesa primaria così da avere impatto zero sul bilancio».