Per gli imprenditori 2009 anno terribile, e l’84% boccia le politiche del governo sulla lotta alla crisi
nov/090
Roma, 24 nov. – (Adnkronos/Ign) – Perplessi, scettici, delusi da un 2009 che ha ridotto i loro affari e i loro margini di redditività, ma al tempo stesso convinti che ci siano spazi per la ripresa. E’ questa la fotografia dell’indagine effettuata tra settembre e ottobre presso oltre 50 mila aziende e 180 mila imprenditori da Business International in previsione della ventesima tavola rotonda con il governo italiano. La ricerca sonda gli addetti ai lavori, alla ricerca di risposte utili a fiutarne gli umori. E il quadro che emerge è quello di un tessuto che soffre, cercando di sopravvivere, in attesa di una ripresa degli ordinativi che comincia a profilarsi all’orizzonte (e questa è la buona notizia). Ma anche di efficaci politiche mirate, in grado di ridare ossigeno al sistema.
L’84% degli imprenditori boccia infatti il governo sul fronte della lotta alla crisi: le politiche finora adottate non sono sufficientemente efficaci per il 44% e per nulla efficaci per il 40%. Mentre meno del 15% ritiene che tali politiche siano state efficienti. Percentuali che registrano l’insoddisfazione degli imprenditori e che sono scritte nero su bianco nelle pagine dell’indagine dalla quale emerge che sono gli interventi su sistema finanziario e fiscalità gli elementi giudicati più deludenti dell’azione di governo.
Del resto la quota di prodotto interno lordo destinata nel 2009 dall’Italia a manovre anti-cicliche è particolarmente bassa, nel confronto internazionale: dall’Italia solo lo 0,2% del Pil contro l’1,4 del Regno Unito; il 2 degli Stati Uniti, il 3,1 della Cina; lo 0,7 della Francia, l’1,6 della Germania. Da segnalare che l’indagine Business International mostra che la maggioranza delle imprese ritiene importante, se non molto importante, gli investimenti in IT per uscire dalla crisi. Ne è convinto, in particolare, il 66,3% degli intervistati. “Il nostro Paese -è la valutazione di Business International, la società di consulenza e formazione delle aziende- pur avendo un debito pubblico elevatissimo e che desta preoccupazione a livello comunitario, è caratterizzato da un tasso di risparmio privato tra i più alti nel mondo. Questa caratteristica ha dato fino adesso, come dire, respiro all’intera economia, costituendo un ammortizzatore naturale contro la crisi. Inoltre, il sistema creditizio italiano era tra i meno esposti internazionalmente”.
Ma gli imprenditori continuano a lamentare difficoltà anche sull’accesso al credito. La società infatti evidenzia come resti “da sciogliere il nodo tra mondo imprenditoriale e sistema bancario. Il primo preme per una maggiore flessibilità e facilità di accesso al credito, per riuscire ad investire, mentre il secondo si mostra decisamente più cauto e prudente nella concessione di finanziamenti per evitare eventuali esposizioni a rischi. La maggior parte delle imprese intervistate nel campione (il 67,5% ) dichiara infatti di aver avuto difficoltà nell’ottenere finanziamenti dagli istituti di credito”.
Alla domanda ‘Come giudica oggi le condizioni economiche della sua azienda rispetto allo stesso periodo dello scorso anno?’, gli imprenditori rispondono confermando, se non aggravando, i dati registrati da Istat e Banca d’Italia. Quasi il 60% degli intervistati denuncia una situazione peggiore rispetto a quella dell’anno precedente. Solo l’11% del campione può dire di aver registrato dei miglioramenti. Non positive anche le previsioni sull’andamento della forza lavoro. Dalle risposte del campione, il 2010 lascia intravedere un quadro negativo: solo il 18.7% degli intervistati si aspetta di aumentare il numero dei suoi occupati, mentre il 26.4% prevede di doverlo ridurre. Poco più della metà (54.9%) non vede margini di cambiamento.
Tuttavia, nonostante un passato recente negativo, gli imprenditori intervistati mostrano ottimismo per il futuro. Il 45% di questi dichiara, infatti, di avere obiettivi di fatturato superiori per il 2010. Sebbene quasi la metà del campione sembri scommettere sull’uscita dalla crisi, non si può dire che questa sia prossima. Quel 30% di imprenditori che dichiara di avere obiettivi di fatturato inferiori ammonisce sul fatto che non è ancora il momento di abbassare la guardia, né di azzardare la fine del periodo nero per la nostra economia.
Milano chiude in calo con l’Europa
nov/090
Milano, 24 nov. (Adnkronos/Ign) – Chiude in calo Piazza Affari, trascinata al ribasso da Wall Street in discesa dopo i forti guadagni della vigilia e la revisione al ribasso delle stime sull’andamento del Pil Usa nel terzo trimestre. Cedono l’Ftse Mib, a 22.708,45 punti (-1,08%), e l’All Share, a -1,06% (23.145,84), più delle altre Piazze europee. Parigi chiude a -0,75%, Francoforte a -0,55%, Londra a -0,59%.
In Piazza Affari tiene Pirelli, maglia rosa dell’Ftse Mib, ben comprata da stamani sulla scia di un upgrade da parte di Morgan Stanley: le azioni della Bicocca chiudono a un prezzo di riferimento di 0,426 euro (+1,91%), non lontane dal massimo infraday di 0,429 euro, con volumi significativi (75 mln contro una media di seduta di 55,6 mln).
Denaro anche su Autogrill, che guadagna l’1,64% a 8,655 euro, ma con volumi sotto la media, e su Banca Mps che, con scambi sopra la media, chiude a +1,64% a un riferimento di 8,655 euro. Regge Luxottica chiudendo a un riferimento di 17,31 euro (+0,82%); positiva Intesa SanPaolo (+0,51% a 2,9825 euro), che ha lanciato un nuovo eurobond da 1,5 mld di euro.

Maglia nera del paniere Banco Popolare, che chiude a 5,81 euro (-3,17%) dopo l’exploit di lunedì (+5,63%). Scambi a 12,9 mln, contro una media di 8,75 mln. Ritracciano anche Tenaris (-2,63% a 13,69 euro) e Impregilo (-2,55% a 2,385 euro), dopo l’exploit del giorno precedente.
Positive, tra le altre, Parmalat (+0,37% a 2,0425 euro) e Atlantia (+0,17%). Sullo Star, seduta positiva per Eems (+6,67% a 1,055 euro), negativa per Emak (-4,48% a 3,2 euro) e Digital Bros (-2,68% a 2,2725 euro). Tra le Mid Cap, cedono Landi Renzo (-2,93% a 2,985 euro), Banca Generali (-2,58% a 8,105 euro) e Cementir (-2,51% a 3,0125 euro). Exploit di Piaggio (+6,18% a 1,89 euro), mentre Coin guadagna il 2,67% a 4,23 euro, dopo che l’ad Stefano Beraldo ha detto che ”le vendite sono andate molto bene nel terzo trimestre”. Sul resto del listino bene Biancamano, che prevede di distribuire il dividendo dal 2010, segna +6,55% a 1,545 euro, Fullsix (+6,16% a 1,275 euro) e Autostrade Meridionali (+5,49% a 17,5 euro). Boom per Snia (+32,03% a 0,1385 euro), che però è stata bersagliata dalle vendite nelle scorse settimane e sta risalendo dai minimi dell’anno, toccati a 0,1030 euro. Male Camfin (-6,11% a 0,315 euro), Ratti a 0,318 euro (-6,19%) e Safilo (-6,09% a 0,486 euro). Altra seduta da dimenticare per Sadi Servizi Industriali, che chiude a -10,11% a 0,4225 euro.
Piazza Affari apre negativa
nov/090
Milano, 24 nov. (Adnkronos/Ign) – Piazza Affari apre negativa: l’indice Ftse Mib segna -0,72% a 22.787 punti, l’All Share -0,62% a 23.283 e lo Star -0,06% a 11.253. In controtendenza Banco Popolare che scambia in positivo dopo l’annuncio dell’istituto di emettere obbligazioni convertibili per un massimo di un miliardo di euro. Il titolo segna un progresso dello 0,17% a 6,01 euro, dopo aver chiuso ieri con un balzo del 5,63%. Buoni i volumi: nei primi 15 minuti di contrattazioni sono stati scambiati un milione di pezzi, contro la media giornaliera di 8,7 milioni.
Apertura in ribasso anche per le altre piazze europee: Londra segna un calo dello 0,80% a 5.312 punti, Francoforte dello 0,90% a 5.749, Parigi dell’1,04% a 3.773 e Amsterdam dello 0,85% a 314,33.
La borsa giapponese chiude in calo: l’indice Nikkei 225 segna -1,01% a 9.401 punti. Wall Street chiude in buon rialzo: il Dow Jones Industrial segna un progresso dell’1,29% a 10.450 punti.
Cohousing… contro il caos delle città
nov/090
Roma, 22 nov. – (Adnkronos) – Per contrastare gli effetti dispersivi della metropoli contemporanea, affollata e caotica, arriva il cohousing, il nuovo modo di abitare economico ed ecosostenibile. Si tratta di una coresidenza che recupera spazi e tempi fondandosi sul coinvolgimento diretto delle persone.
Questo nuovo sistema si basa sulla condivisione tra un gruppo di persone di spazi e servizi comuni, allo scopo di rendere la vita piu’ semplice, meno consumistica e piu’ rispettosa dell’ambiente. Sono veri e propri progetti residenziali, per lo piu’ costituiti da 20-40 unita’ abitative, realizzati da persone amiche, single e famiglie, che vogliono provare ad abitare insieme.
”E’ una filosofia abitativa dove si progettano gli spazi da condividere e la vita che prendera’ piede” spiega all’ADNKRONOS, Nadia Simionato, responsabile delle relazioni esterne dell’azienda di servizi Cohousing Ventures srl. In pratica, ognuno vive nel proprio alloggio privato, ma decide di condividere una serie di spazi, di risorse e di servizi, come ad esempio il carsharing, la palestra, il giardino e addirittura la stanza per gli ospiti.
Tutti progetti che, ovviamente, rispondono ai dettami della bioarchitettura e puntano all’utilizzo di materiali naturali e di energie rinnovabili. E non solo. La coresidenza, infatti, possiede anche un valore sociale, in quanto contrasta il fenomeno delle solitudini sociali, sempre piu’ diffuso in citta’, a seguito della crisi della famiglia e delle relazioni con il vicinato.

La forza del cohousing, quindi, ”e’ rappresentata da quelle persone che partono con un’idea di gruppo e con l’interesse di condividere qualcosa” e le motivazioni alla base di questa scelta di vita ”non risiedono nella religione o in qualche ideologia ma nella socialita’ e nella voglia di rendere la propria vita piu’ sostenibile riducendo i consumi” aggiunge la Simionato.
Questa vita di gruppo, pero’, ”prevede una progettazione guidata insieme a psicologi, sociologi e architetti: in tre-quattro mesi, si fissano 5-6 incontri dove le persone interessate si confrontano e stabiliscono come vogliono il proprio cohousing, contribuendo alla stesso tempo alla formazione del gruppo”.
Ma qual e’ il profilo della persona che sceglie di vivere in una coresidenza? Per la Simionato ”vivere in cohousing e’ un’impostazione mentale. Si tratta mediamente di persone con un profilo culturale elevato e le figure piu’ attive sono le donne”. Quanto all’eta’ ”ci sono giovani, fino ai 40 anni, neo-famiglie con figli piccoli e anziani. Si riscontra un gap solo nelle famiglie con figli adolescenti che hanno uno stile di vita gia’ consolidato”.
.. contro il caos delle città, arriva il nuovo modo di abitare ecosostenibile
Nato in Scandinavia negli anni Sessanta, il cohousing si e’ diffuso particolarmente in Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone con piu’ di mille insediamenti e, recentemente, sta prendendo piede anche in Italia. I primi progetti di questo tipo stanno sorgendo a Milano come l’Urban Villane di Bovisa e il ‘GreenHouse’ nel quartiere Lambrate che pongono forte attenzione alla sostenibilita’ e al risparmio energetico.

La comunita’ di Bovisa e’ gia’ all’opera. A luglio, sono state gia’ consegnate alcune case e attualmente sono 32 le famiglie gia’ trasferite. ”Entro dicembre si conta di consegnare anche quelle restanti” annuncia la responsabile delle relazioni esterne Cohousing Ventures. La particolarita’, invece, di ‘GreenHouse’ e’ una serra di produzione verticale ad alta tecnologia, un vero e proprio orto in citta’, capace di garantire almeno il 50% del fabbisogno di verdura fresca e piccoli frutti degli abitanti.
Le famiglie che abiteranno gli appartamenti di ‘GreenHouse’ (da 50 a 150 mq) avranno a disposizione anche altri 400 metri quadrati di spazi comuni (lavanderia, hobby room, area relax, area fitness, biblioteca, stanza della musica, living con cucina, area giochi per i bambini, appartamento per gli ospiti e solarium). Questo nuovo progetto sara’ pronto entro l’autunno del 2011 e sara’ realizzato in cooperativa da Cohousing Ventures che sosterra’ l’adesione della cooperativa al consorzio Ccl – Confcooperative, gestendo la progettazione partecipata e la formazione della comunita’ residenziale.
Come in tutti i progetti cooperativi, i costi delle abitazioni di Greenhouse saranno ridotti ai costi effettivi di acquisto dell’area, progettazione, costruzione, facilitazione sociale, accompagnamento e direzione lavori (3.330 euro al metro quadro, spazi comuni e serra verticale compresa). Il costo degli appartamenti, infatti, spiega la Simionato, ”a metro quadrato e’ inferiore al prezzo di mercato. Il valore aggiunto pero’ e’ rappresentato dagli spazi comuni che non pesano sul costo della casa”.
Attualmente, in Italia, i progetti di coresidenza riguardano solo la citta’ di Milano che ‘’sta dando molta rilevanza a questo fenomeno sociale” ma, presto ”partiranno delle collaborazioni con alcuni architetti per avviare progetti di questo tipo anche in altre zone del territorio nazionale”. L’obiettivo, conclude la Simionato, ”e’ di mettere in cantiere 10 nuovi progetti entro la fine del nuovo anno”.
Napolitano: Europa
nov/090
Napoli, 14 nov. (Adnkronos/Ign) – “O un’Europa più unita, più integrata, più consapevole delle proprie virtù e potenzialità, più risoluta ad avanzare anche non tutta insieme; o il declino”. E’ questo il bivio davanti al quale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano pone la Ue, convinto che “prospettare un’opzione così drammatica non è fuori luogo e può suscitare una nuova ondata di convinzioni e sentimenti europeistici e può far scendere in campo nuove energie”.
Il capo dello Stato traccia la sua visione per l’Unione Europea nella lectio magistralis pronunciata all’Università ‘Orientale’ di Napoli per il conferimento della laurea honoris causa in ‘Politiche e Istituzioni dell’Europa’.
Sul piano economico, il presidente della Repubblica esorta ora a “proseguire fino al pieno completamento del mercato interno, evitando battute d’arresto e passi indietro per effetto della recente crisi mondiale”. In tal senso, la prospettiva indicata è quella di una confluenza in una unione economica e monetaria “anche nella sua componente, rimasta debole e incerta, di governo comune su questioni essenziali sul piano delle politiche economiche e delle strategie di sviluppo”.

Quindi il capo dello Stato indica “le nuove frontiere del processo di integrazione europeo”: “Crescita competitiva, coesione sociale e civile, salvaguardia del comune retaggio culturale, politica estera e di sicurezza comune”.
Oramai “il luogo delle decisioni fondamentali – osserva – si è spostato dal G8, nel quale il peso dell’Europa era indubbiamente rilevante, al G20. Il baricentro si è spostato lontano dall’Europa”. Al tempo stesso, “è maturata l’esigenza di un governo largamente condiviso nel processo di globalizzazione, per un più equo e diffuso accesso alle sue opportunità, per una crescita sostenibile, per la stabilizzazione e pacificazione in vaste regioni nelle quali oggi si concentrano tensioni e minacce, come quella del terrorismo di matrice fondamentalista islamica, da disinnescare nell’interesse generale”. Ecco allora l’esigenza, sottolineata da Napolitano, che “l’Europa parli con una voce sola in tutte le sedi istituzionali in cui ci si confronta e si decide da protagonisti della politica e dello sviluppo mondiale”. Di qui, l’esigenza ribadita della “necessità di dare corpo sul serio a una politica estera e di sicurezza della Ue” e di avviarsi con più decisione anche verso “una politica di difesa comune. Si tratta – spiega Napolitano – di responsabilità e di oneri che l’Europa non può lasciare sulle spalle degli Stati Uniti”.
A proposito di ”nuovi allargamenti dell’Unione europea”, Napolitano osserva che ”l’adesione della Turchia (dove Napolitano si recherà in visita di Stato dal 16 al 19 novembre prossimi, ndr) potrà rappresentare una tappa di grande importanza per l’affermazione e l’espansione del ruolo dell’Europa”.
Avverte ancora Napolitano: “L’Europa potenza e attore globale resterà solo un’espressione retorica e una semplice enunciazione velleitaria se la Ue rimarrà prigioniera delle nostalgiche e impotenti pretese degli Stati Nazionali, dei loro governi, delle loro classi dirigenti, delle loro forze politiche, nel tentativo di coltivare ciascuno sue antiche prerogative e irriducibili diversità, di conservare e di far pesare ostruzionismi e poteri di veto all’interno della Unione Europea”. Invece, “l’Europa non può, di fronte a decisioni fondamentali che l’attendono, rimanere sospesa al conseguimento dell’unanimità”.
Da qui, l’esortazione finale di Napolitano: “O la Ue farà un balzo in avanti sulla via dell’integrazione, affermandosi come soggetto unitario capace di leadership sull’arena mondiale, o diventerà spettatrice in un mondo guidato, se non da un improbabile G8 con Usa e Cina, da loro e da altre potenze in impetuosa crescita”.
Il presidente della Repubblica è giunto questa mattina all’ateneo. Ad accoglierlo nell’aula magna dell’Università partenopea, con il rettore Lida Viganoni e il preside della Facoltà di scienze politiche Amedeo di Maio, il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino e il governatore della Regione Campania Antonio Bassolino. Il presidente Napolitano era arrivato a Napoli ieri pomeriggio, con il treno ‘Freccia Rossa’ per l’inaugurazione del tratto ad alta velocità Roma-Napoli.
Nel discorso di saluto al presidente della Repubblica, il rettore Viganoni ha espresso, a nome dell’ateneo, “l’ammirazione nei confronti di un capo dello Stato che è indiscutibilmente uno dei grandi uomini del nostro Paese e della città di Napoli, cui è rimasto sempre profondamente e intensamente legato”.
Piazza Affari cede sul finale di seduta con Europa e Wall Street
nov/090
Milano, 12 nov. (Adnkronos) – Piazza Affari cede sul finale di seduta in linea con le altre piazze europee, trascinate al ribasso da Wall street che cede mezzo percentuale malgrado il dato dei sussidi di disoccupazione migliore delle attese. A Milano Ftse Mib a quota 23.209,47 (-0,25%) e Ftse All Share a 23.637,09 (-0,21%).
Le altre piazze europee chiudono in calo frazionale, fatta eccezione per Londra che riesce a chiudere in positivo con l’Ftse a 5.276,5 (+0,19%). Negative Parigi, con il Cac a 3.808,07 (-0,17%) e il Dax a 5.663,96 (-0,08%). Cala anche Lisbona (-0,43% il Psi), mentre Bruxelles chiude positiva (+0,12% il Bel 20).
Sul listino milanese brilla Prysmian, la migliore dell’Ftse Mib con un rialzo del 2,61% a un riferimento di 12,18 euro. A innescare il rimbalzo, dopo lo scivolone di martedi’ quando il parziale disimpegno di Goldman Sachs aveva provocato un calo superiore all’8%, sono stati due report favorevoli, uno di Mediobanca e l’altro di Cheuvreux.
Sostenuti i volumi, con 6,27 mln di pezzi scambiati, più che doppi rispetto alla media. In un mese, tuttavia, il titolo conserva una performance negativa dell’8,34%. In luce anche Pirelli, che chiude a 0,4095 euro (+2,38%), dopo l’avvio di uno studio di fattibilita’ per arrivare ad una integrazione tra Pirelli Re e Fimit. Annuncio che mette le ali alla societa’ immobiliare della Bicocca, che chiude a 0,592 euro (+5,71%).

Perde ancora terreno Geox, a 4,9 euro (-1,90%), venduta da qualche giorno dopo la trimestrale. Denaro su Bpm, che guadagna l’1,88% a 5,425 euro, dopo le previsioni sull’andamento del margine d’interesse nel quarto trimestre e in attesa della cessione della banca depositaria.
Perde terreno Mondadori, a 3,2525 euro (-1,81%), dopo i risultati dei primi nove mesi che vedono un dimezzamento dell’utile e la previsione di un significativo calo del risultato operativo 2009. Cedono anche Lottomatica (-1,90% a 14,47 euro) e Campari, che ritraccia dopo l’exploit di ieri, chiudendo a un riferimento di 7,05 euro (-1,40%).
Fiat cede lo 0,28% a 10,73 euro, in linea con l’indice. A2A cede lo 0,85% a 1,281 euro, dopo la trimestrale, che vede una riduzione dell’utile netto del 99% nei primi nove mesi. Sul resto del listino, Maire Tecnimont paga cara la revisione al ribasso degli obiettivi 2009 di utile, mol e fatturato, guadagnandosi la maglia nera dell’All Share a 2,3625 euro (-19,02%).
Ancora una netta frenata per Risanamento, che cede l’8,92% a 0,49 euro, dopo aver lasciato ieri sul parterre altri sei punti percentuali. Denaro su Credem dopo la trimestrale (+8,84% a 5,17 euro) e su Cattolica Assicurazioni (+8,69% a 24,15 euro). Sullo Star guadagnano Emak (+5,70% a 3,34 euro) e D’Amico (+5,26% a 1,2 euro), cala Exprivia dopo la trimestrale diffusa ieri sera (-4,29% a 1,183 euro).
Piazza Affari in lieve rialzo. L’oro ai massimi storici: superata la soglia dei 1.120 dollari l’oncia
nov/090
Roma, 12 nov. (Adnkronos/Ign) – Dopo le prime battute in territorio negativo, Piazza Affari inverte subito la rotta e vira in positivo con il Ftse All Share segna +0,27% e il Ftse Mib +0,31%.
Debole apertura anche per gli indici delle principali Borse europee in un’altra sessione, dopo quella di ieri, che attende un’ondata di trimestrali. Parigi cede lo 0,11%, lo 0,5%, Francoforte ed Amsterdam quotano invariate mentre Londra segna +0,23%.
In ribasso la Borsa di Tokyo dove l’indice Nikkei termina la seduta in calo dello 0,68% a 9.804,49 punti, nonostante la chiusura positiva di Wall Street. Ieri il Dow Jones è salito di 44,29 punti con un +0,43% a 10.291,26 mentre il Nasdaq è salito dello 0,74% a 2.166,90.
Intanto mentre il dollaro a perdere terreno nei confronti di tutte le principali valute mondiali l’oro continua a stabilire una serie di nuovi record sui mercati internazionali. L’ultimo questa mattina con il prezzo è salito sopra quota 1.120 dollari l’oncia. Gli investitori continuano a concentrare i loro acquisti sul metallo giallo. Lo spot gold avanza al nuovo massimo storico di 1.120,30 dollari l’oncia, a fronte di una chiusura a New York di 1.117,45 dollari. Ieri l’oro si è apprezzato per l’ottava seduta consecutiva mettendo a segno il più lungo ‘rally’ dal 2006.

Sul mercato valutario, l’euro si motra piatto nei confronti del biglietto verde. Il cambio tra la moneta unica ed il dollaro si attesta a 1,4971 dopo la chiusura a di ieri a 1,4978 USD. Ieri il Dollar Index, indice che misura la performance del biglietto verde nei confronti di sei valute (euro, yen, sterlina, dollaro canadese, franco svizzero e corona svedese), è invece diminuito dello 0,3% al minimo da 15 mesi (dall’8 agosto 2008) a quota 74,774, registrando una pedita dell’1,7% nell’ultimo mese.
Sostanzialmente stabile sul mercato after hours di New York il prezzo del petrolio. Il greggio con consegna a dicembre viene scambiato a 79,20 dollari al barile, in calo di 8 cent.
Meglio tasso fisso o variabile?
nov/090
Il solito dubbio. Tanto più che qualsiasi ipotesi può essere smentita dai tanti anni di vita del mutuo.
Esamina allora le riflessioni suggerite dall’esperienza pratica!
1. CRITERIO DISCRIMINANTE
Inutile cercare di pronosticare il futuro. Le previsioni economiche sono incerte quanto quelle del tempo.
Invece l’esperienza ci ha suggerito una regoletta piuttosto semplice che finora non ha deluso: quando è possibile ottenere mutui ad un tasso fisso vicino al 5% bisogna approfittarne.
A questo livello lo spazio di possibile risparmio con il ricorso al tasso variabile si assottiglia, mentre i rischi di innalzamento sono tutti presenti.
Al contrario, più il tasso fisso eccede il 5%, tanto più diventa interessante il mutuo a tasso variabile. Con buona probabilità esso resterà al di sotto della proposta a tasso fisso per la maggior parte del tempo. Con il vantaggio che ad un tasso più basso il rimborso capitale avviene più in fretta.
2. PROTEGGERSI CON IL TASSO VARIABILE
Tra i contratti di mutuo esistono soluzioni studiate per coniugare la convenienza del tasso variabile con la stabilità del tasso o della rata.
2a. Tasso massimo
E’ possibile acquistare un assicurazione che paghi la spesa in eccedenza qualora i tassi superino una soglia predeterminata.
Il costo della copertura viene solitamente integrato nel tasso del finanziamento, che pertanto aumenterà. In genere l’incremento si attesta tra lo 0,50% e lo 0,75%.
Il tasso massimo viene fissato circa un paio di punti più in alto di quello in vigore.
2b. Rata costante
Scegliendo un contratto a durata variabile si otterrà il beneficio di una rata fissa indipendentemente dalle variazioni di tasso.
E’ più una comodità che un vantaggio economico perché le variazioni esplicheranno ugualmente tutti i loro effetti. Le conseguenze verranno però assorbite dalla durata, per cui il rimborso potrà allungarsi o abbreviarsi.

3. CURIOSITÀ: PERCHÉ IL TASSO FISSO COSTA DI PIÙ?
Bisogna considerare che la banca funge da intermediario tra una soggetto che investe i soldi e un altro che li utilizza.
Quindi per prestarti del denaro a tasso fisso servirà che prima qualcun altro lo abbia investito a tasso fisso.
Pensa ora di stare dall’altro lato, cioè di essere colui che investe i suoi capitali.
Per trovare vantaggioso bloccare il tasso di rendimento per molti anni vorresti che fosse più alto di quello ottenibile investendo solo per pochi mesi, ti pare?
In verità il meccanismo è un po’ più articolato perché implica operazioni sui derivati dei tassi. Tuttavia questo semplice principio sta alla base delle motivazioni per cui il tasso fisso costa di più.
NOTA: occasionalmente possono verificarsi periodi di temporanea tensione dei mercati con conseguenti effetti sui cosiddetti “tassi a breve”.
In tali circostanze può succedere che i mutui a tasso variabile (ancorati a parametri riferiti abitualmente a periodi di uno, tre o sei mesi, cioè i periodi al centro della burrasca) finiscano per costare più dei mutui a tasso fisso (collegati a parametri a lungo termine che non risentono di fenomenologie temporanee).
Si tratta di anomalie che tendono ad annullarsi nel giro di qualche mese. Con l’attenuazione della tensione i tassi variabili caleranno. Oppure, se i problemi non si risolveranno, saranno i tassi fissi ad alzarsi, ripristinando i consueti differenziali.
fonte: telemutuo
Berlusconi: “Italia sesto Paese più ricco al mondo. Il nostro Pil ha superato anche la Gran Bretagna”
nov/090
Roma, 6 nov. – (Adnkronos) – L’Italia ha ormai sorpassato la Gran Bretagna per Prodotto interno lordo e quindi è ormai la sesta nazione più ricca tra i paesi industrializzati dal mondo. Silvio Berlusconi, riferiscono alcuni presenti, interviene al Consiglio dei ministri questa mattina per fare alcune considerazioni sullo stato di salute dell’economia nazionale. Il presidente del Consiglio non ha dubbi: il nostro Paese fa sempre più progressi, visto che è anche il terzo contribuente della Ue e il sesto per le Nazioni unite.
Da qui un monito ai ministri: sarebbe anche il caso che questi risultati e le cose positive che stiamo facendo vengano fatti valere. Il presidente del Consiglio, riferiscono fonti ministeriali, avrebbe infatti chiesto ai colleghi di dare risalto a quanto di buono questo esecutivo sta realizzando e ha realizzato in sedici mesi.
ma siamo sicuri di quello che dice?
Crisi, Napolitano: ”No a facile ottimismo. Servono unità, coesione sociale e riforme”
nov/090
Roma, 5 nov. (Adnkronos/Ign) – No al facile ottimismo, sì a una pacata fiducia in prospettiva: valorizzando quei segnali di ripresa che si registrano grazie agli interventi delle istituzioni internazionali e dei singoli governi e all’azione delle imprese; ma senza nascondere le preoccupazioni per il calo dei consumi familiari e per le difficoltà nel mercato del lavoro.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sintetizza così la realtà economica italiana, nel momento di presumibile passaggio dalla fase di crisi a quella di sviluppo, intervenendo al Quirinale, alla presenza del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, in occasione della consegna delle insegne ai nuovi Cavalieri del Lavoro.
Per il capo dello Stato, “possiamo oggi non già esprimere facile ottimismo ma guardare pacatamente le prospettive più vicine e a quelle di più lungo termine. Se in questo momento – osserva Napolitano – possiamo registrare segnali incoraggianti di ripresa e di ritorno alla crescita del prodotto industriale, lo si deve senza dubbio all’insieme degli energici interventi d’emergenza e delle politiche di sostegno che il governo e le istituzioni internazionali hanno messo in atto, spingendo l’economia mondiale verso un netto risultato positivo previsto per l’anno 2010″.
Il Quirinale sottolinea al tempo stesso che “molto ha contato nel nostro Paese la reattività delle imprese, dalle più grandi alla miriade di imprese medie e piccole, fino a quelle di impronta familiare e individuale: si tratta davvero di un vasto mondo da cui sono venuti decisivi impulsi ed esempi di impegno a resistere, a non cedere, a non fermarsi, a rispondere con intelligenza, creatività e spirito competitivo alla stretta della crisi globale”.
Napolitano non nasconde la sua “preoccupazione, nell’immediato, per la riduzione dei consumi delle famiglie e per il peggioramento del mercato del lavoro”, rilevando anche “il tardare di una robusta ripresa degli investimenti”. Inoltre, “preoccupano, in prospettiva, i limiti persistenti nello sviluppo della ricerca, chiave decisiva per l’innovazione e per la crescita futura”.

Napolitano, che fa suo ”il giudizio positivo ribadito innanzitutto dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, sulle prove che dinanzi alla crisi ha dato di sé il nostro sistema bancario”, ha esortato a “guardare tutti insieme al da farsi, nei suoi diversi aspetti, internazionali e nazionali. Guardiamo alle riforme di cui c’è bisogno e a cui si sta lavorando sul piano mondiale; e alle riforme e alle scelte da adottare finalmente in Italia, per risalire in tempi non troppo lunghi ai livelli di attività precedenti la caduta del 2008-2009 e per imprimere alla nostra economia e alla nostra società quel dinamismo che sono venute perdendo da oltre un decennio”.
Il presidente della Repubblica testimonia il suo “apprezzamento all’intero mondo delle imprese: è un mondo – spiega – al quale guardo con particolare attenzione e fiducia nello sforzo, che considero mio dovere istituzionale e a cui dedico ogni mia energia, di cogliere e valorizzare le risorse, le potenzialità e le volontà su cui l’Italia può contare e far leva, per vedere crescere la propria unità, la propria coesione sociale, il proprio ruolo in Europa e nel mondo”.
In tal senso, Napolitano assicura: “Continuerò a richiamare tenacemente il Paese e le forze che lo rappresentano alla necessità di una più serena e condivisa considerazione degli interessi in gioco per il nostro Paese in questa complessa e cruciale fase storica: liberiamoci – esorta – di quel di più, di quel di troppo, in termini di esasperazione dei contrasti e di contrapposizione dei punti di vista, che può compromettere il nostro domani”.
“Continuerò a richiamare tenacemente il Paese – dice Napolitano – e le forze che lo rappresentano alla necessità di una più serena e condivisa considerazione degli interessi in gioco per il nostro Paese in questa complessa e cruciale fase storica”.




