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Berlusconi: “Italia sesto Paese più ricco al mondo. Il nostro Pil ha superato anche la Gran Bretagna”

6
nov/09
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Roma, 6 nov. – (Adnkronos) – L’Italia ha ormai sorpassato la Gran Bretagna per Prodotto interno lordo e quindi è ormai la sesta nazione più ricca tra i paesi industrializzati dal mondo. Silvio Berlusconi, riferiscono alcuni presenti, interviene al Consiglio dei ministri questa mattina per fare alcune considerazioni sullo stato di salute dell’economia nazionale. Il presidente del Consiglio non ha dubbi: il nostro Paese fa sempre più progressi, visto che è anche il terzo contribuente della Ue e il sesto per le Nazioni unite.
Da qui un monito ai ministri: sarebbe anche il caso che questi risultati e le cose positive che stiamo facendo vengano fatti valere. Il presidente del Consiglio, riferiscono fonti ministeriali, avrebbe infatti chiesto ai colleghi di dare risalto a quanto di buono questo esecutivo sta realizzando e ha realizzato in sedici mesi.

ma siamo sicuri di quello che dice?

Eurozona, previsioni d’autunno 2009-2011, economia UE in ripresa graduale

3
nov/09
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(Teleborsa) – Roma, 3 nov – Secondo le previsioni d’autunno della Commissione, l’Unione europea uscirà dalla crisi nella seconda metà di quest’anno, sebbene il PIL dovrebbe subire un calo di circa il 4% nel complesso per il 2009. Lo si legge nelle previsioni d’autunno 2009-2011, redatte dalla commissione UE.
Si attende una ripresa graduale e le previsioni del PIL sono in crescita: di circa tre quarti di punto percentuale nel 2010 e un e mezzo circa nel 2011.

La ripresa delle attività a breve termine è dovuta ai miglioramenti del contesto esterno e delle condizioni finanziarie, nonché alle significative misure di politica monetaria e di bilancio messe in atto. In seguito, una serie di fattori potrebbe frenare la domanda del settore privato e di conseguenza limitare il vigore della ripresa. In particolare, le condizioni del mercato del lavoro rimangono difficili: il tasso di disoccupazione nell’Unione europea dovrebbe raggiungere il 10,25%. Anche il disavanzo pubblico dovrebbe aumentare, raggiungendo il 7,5% del PIL nel 2010, prima di diminuire leggermente nel 2011 quando l’economia si riprenderà e le misure temporanee saranno gradualmente abbandonate.

soldi

L’economia dell’Unione europea sta uscendo dalla crisi, soprattutto grazie alle misure ambiziose adottate dai governi, dalle banche centrali e dal UE, che non solamente hanno scongiurato il crollo del sistema ma hanno anche dato avvio alla ripresa. Ciononostante restano molte sfide da affrontare: per mantenere lo slancio e assicurare la sostenibilità della ripresa, è essenziale dare piena attuazione a tutte le misure annunciate e completare il risanamento del sistema bancario. Inoltre occorre cominciare a lavorare di più in un’ottica di medio termine valutando il modo migliore per ovviare agli effetti negativi che la crisi ha provocato sui mercati del lavoro, le finanze pubbliche e la crescita potenziale” ha affermato Joaquín Almunia, Commissario per gli Affari economici e monetari.

Dopo aver attraversato la crisi più profonda, più lunga e più diffusa della sua storia, l’economia dell’Unione europea è giunta a una svolta. Gli ultimi mesi hanno registrato un netto miglioramento della situazione economica e delle condizioni finanziarie, dovuto in gran parte all’adozione di misure di politica monetaria e di bilancio senza precedenti. Molti indicatori finanziari sono tornati ai livelli precedenti alla crisi e la fiducia è in aumento. Le prospettive relative alla crescita e agli scambi a livello mondiale sono migliorate, specialmente nelle economie dei paesi emergenti. Alla luce di questi andamenti, e tenendo conto di un adeguamento favorevole delle scorte, la crescita del PIL nell’Unione europea e nell’area dell’euro dovrebbe tornare positiva nella seconda metà di quest’anno.

Il miglioramento delle prospettive a breve termine nell’Unione europea e all’estero deriva in parte da fattori temporanei: mano a mano che il loro effetto svanirà nel corso del 2010, è probabile che l’attività a livello mondiale subisca un rallentamento. Durante il periodo oggetto delle previsioni, la crescita delle esportazioni dell’Unione europea dovrebbe pertanto stabilizzarsi solo gradualmente.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro dell’Unione europea, nonostante abbia resistito alla crisi meglio del previsto (principalmente grazie a misure politiche a breve termine, riforme precedenti e mantenimento di eccedenze di manodopera in taluni Stati membri), nei prossimi trimestri è attesa una perdita di posti di lavoro. Secondo le previsioni, quest’anno l’occupazione diminuirà di quasi il 2,25%, e nel 2010 scenderà ancora di circa l’1.25%. L’occupazione dovrebbe stabilizzarsi progressivamente verso la fine del 2010 e nel 2011, una volta che la ripresa sarà consolidata.

Anche le finanze pubbliche sono state colpite duramente. Si stima che quest’anno il disavanzo pubblico triplicherà nell’Unione europea (raggiungendo quasi il 7% del PIL rispetto al 2,25% del 2008) e nel 2010 continuerà a salire fino a raggiungere il 7,5% circa.

L’inflazione nell’Unione europea e nell’area dell’euro dovrebbe registrare un lieve aumento dal livello molto basso attuale, pur rimanendo moderata durante il periodo di riferimento delle previsioni. In media, l’inflazione IAPC dovrebbe essere leggermente superiore all’1% nel 2010 e stabilirsi intorno all’1½% nel 2011 in entrambe le aree. Mentre i prezzi crescenti delle materie prime eserciteranno probabilmente una pressione al rialzo sull’inflazione, il sostanziale rallentamento dell’economia e la crescita debole dei salari dovrebbero invece avere un effetto di contenimento.

L’economia dell’Unione europea sta superando la crisi ma le prospettive rimangono altamente incerte e soggette a rischi non trascurabili ma che nel complesso sembrano compensarsi. Se le misure politiche si dimostrassero più efficaci del previsto nel risanare il settore finanziario e migliorare la fiducia, o se la domanda mondiale aumentasse ben oltre le stime, la ripresa potrebbe essere sorprendentemente più vigorosa. D’altro lato, le difficoltà del mercato del lavoro e gli ostacoli agli investimenti potrebbero avere conseguenze più pesanti del previsto. Inoltre, se non risanerà i suoi bilanci, il settore bancario potrebbe non essere in grado di fornire sostegno sufficiente alla ripresa. Anche i rischi che gravano sulle prospettive d’inflazione sembrano nel complesso compensarsi.

Agosto nero per l’industria italiana, a picco fatturato e ordinativi rispetto al 2008

20
ott/09
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Roma, 20 ott. – (Adnkronos) – Ad agosto l’indice del fatturato dell’industria ha registrato un calo dell1,4% rispetto al mese di luglio e del 21,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Lo rende noto l’Istat in un comunicato.
Il fatturato, a livello congiunturale, e’ diminuito dell’1,1% sul mercato interno e del 2% su quello estero. Nel confronto degli ultimi tre mesi (giugno-agosto) con i tre mesi immediatamente precedenti (marzo-maggio) la variazione congiunturale e’ stata pari a -2,3% per il fatturato.

Gli indici destagionalizzati del fatturato per raggruppamenti principali di industrie hanno segnato una variazione congiunturale positiva per l’energia (+4,4%) e variazioni negative per i beni intermedi (-2,6%), per i beni di consumo (-2,3%, con -6,6% per quelli durevoli e -1,6% per quelli non durevoli) e per i beni strumentali (-0,3%).

L’indice del fatturato corretto per gli effetti di calendario in agosto e’ calato in termini tendenziali del 29,9% per l’energia, del 26,2% per i beni intermedi, del 23,6% per i beni strumentali e del 10% per i beni di consumo (-24,4% per quelli durevoli e -8,4% per quelli non durevoli).

lavoratori

In agosto, nel confronto con lo stesso mese del 2008, l’indice del fatturato corretto per gli effetti di calendario, ha segnato le contrazioni piu’ ampie nei settori della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-36,1%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-30%) e della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-29,7%); le diminuzioni piu’ contenute hanno riguardato la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-2,6%) e le industrie alimentari, bevande e tabacco (-5,5%).

Crollo verticale anche per gli ordinativi dell’industria, che ad agosto hanno registrato un calo dell’8,6% rispetto al mese di luglio e del 27,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. A livello congiunturale gli ordinativi nazionali hanno registrato una flessione del 6,1% e quelli esteri del 12,8%. Nel confronto degli ultimi tre mesi (giugno-agosto) con i tre mesi immediatamente precedenti (marzo-maggio) la variazione congiunturale degli ordinativi e’ pari a -0,8%

Confindustria: la ripresa si consolida ma per le imprese cresce il rischio credito

17
ott/09
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Roma, 17 ott. – (Adnkronos/Ign) – L’Italia sta uscendo dal tunnel della crisi. ”La ripresa si estende e consolida”. Ma la selettivita’ del credito rischia di ”acuirsi”. E’ quanto evidenzia Confindustria che nell’analisi mensile di ottobre del Centro studi ha rivisto al rialzo le stime economiche del nostro Paese.
L’Italia ha agganciato il rilancio internazionale, come testimonia il deciso recupero della produzione industriale nel terzo trimestre, che diventera’ piu’ lento in autunno, stando alle attese delle imprese; le previsioni per il Pil migliorano sia nel 2009 (-4,5%) sia nel 2010 (oltre l’1%). Nel manifatturiero pero’, spiega il Csc, i livelli di attivita’ ”rimangono molto lontani dai valori pre-crisi, soprattutto nei settori dei beni di investimento”.

Durante l’estate i maggiori paesi avanzati ‘’sono usciti dalla recessione, unendosi a quelli emergenti nello spingere l’economia globale fuori dalla crisi”, prosegue il Centro studi. Il netto recupero del commercio mondiale ”e’ insieme l’effetto di questa coralita’ e la cinghia di trasmissione degli impulsi espansivi”. Nuovi ordini e indicatori anticipatori puntano a ”ulteriori guadagni di Pil nei prossimi mesi, con il contributo chiave della ricostituzione delle scorte”.

La caduta della produttivita’, spiega il centro studi di Confindustria, ”ha penalizzato i margini di profitto delle aziende manifatturiere tedesche, francesi e italiane, mentre quelle americane hanno adeguato rapidamente l’impiego di lavoro alla diminuzione del fatturato e sono pronte a riavviare gli investimenti; l’aggiustamento dell’occupazione frenera’ il rilancio nell’eurozona”.

La rapida discesa del dollaro e il rialzo delle materie prime, secondo il Csc, ”costituiscono allo stesso tempo una conferma della ritrovata fiducia nelle prospettive economiche mondiali e una nuova fonte di instabilita’ che minaccia il ritorno alla crescita in Eurolandia e Giappone. Cio’ rendera’ le scelte della Bce sui tassi di interesse ancora piu’ caute”.

Anche perche’, spiega il Csc, la selettivita’ del credito ”rischia di acuirsi proprio nei prossimi mesi, quando salira’ il fabbisogno delle aziende e le banche saranno ancora piu’ prudenti di fronte ai conti in rosso dei clienti”.