Per gli imprenditori 2009 anno terribile, e l’84% boccia le politiche del governo sulla lotta alla crisi
nov/090
Roma, 24 nov. – (Adnkronos/Ign) – Perplessi, scettici, delusi da un 2009 che ha ridotto i loro affari e i loro margini di redditività, ma al tempo stesso convinti che ci siano spazi per la ripresa. E’ questa la fotografia dell’indagine effettuata tra settembre e ottobre presso oltre 50 mila aziende e 180 mila imprenditori da Business International in previsione della ventesima tavola rotonda con il governo italiano. La ricerca sonda gli addetti ai lavori, alla ricerca di risposte utili a fiutarne gli umori. E il quadro che emerge è quello di un tessuto che soffre, cercando di sopravvivere, in attesa di una ripresa degli ordinativi che comincia a profilarsi all’orizzonte (e questa è la buona notizia). Ma anche di efficaci politiche mirate, in grado di ridare ossigeno al sistema.
L’84% degli imprenditori boccia infatti il governo sul fronte della lotta alla crisi: le politiche finora adottate non sono sufficientemente efficaci per il 44% e per nulla efficaci per il 40%. Mentre meno del 15% ritiene che tali politiche siano state efficienti. Percentuali che registrano l’insoddisfazione degli imprenditori e che sono scritte nero su bianco nelle pagine dell’indagine dalla quale emerge che sono gli interventi su sistema finanziario e fiscalità gli elementi giudicati più deludenti dell’azione di governo.
Del resto la quota di prodotto interno lordo destinata nel 2009 dall’Italia a manovre anti-cicliche è particolarmente bassa, nel confronto internazionale: dall’Italia solo lo 0,2% del Pil contro l’1,4 del Regno Unito; il 2 degli Stati Uniti, il 3,1 della Cina; lo 0,7 della Francia, l’1,6 della Germania. Da segnalare che l’indagine Business International mostra che la maggioranza delle imprese ritiene importante, se non molto importante, gli investimenti in IT per uscire dalla crisi. Ne è convinto, in particolare, il 66,3% degli intervistati. “Il nostro Paese -è la valutazione di Business International, la società di consulenza e formazione delle aziende- pur avendo un debito pubblico elevatissimo e che desta preoccupazione a livello comunitario, è caratterizzato da un tasso di risparmio privato tra i più alti nel mondo. Questa caratteristica ha dato fino adesso, come dire, respiro all’intera economia, costituendo un ammortizzatore naturale contro la crisi. Inoltre, il sistema creditizio italiano era tra i meno esposti internazionalmente”.
Ma gli imprenditori continuano a lamentare difficoltà anche sull’accesso al credito. La società infatti evidenzia come resti “da sciogliere il nodo tra mondo imprenditoriale e sistema bancario. Il primo preme per una maggiore flessibilità e facilità di accesso al credito, per riuscire ad investire, mentre il secondo si mostra decisamente più cauto e prudente nella concessione di finanziamenti per evitare eventuali esposizioni a rischi. La maggior parte delle imprese intervistate nel campione (il 67,5% ) dichiara infatti di aver avuto difficoltà nell’ottenere finanziamenti dagli istituti di credito”.
Alla domanda ‘Come giudica oggi le condizioni economiche della sua azienda rispetto allo stesso periodo dello scorso anno?’, gli imprenditori rispondono confermando, se non aggravando, i dati registrati da Istat e Banca d’Italia. Quasi il 60% degli intervistati denuncia una situazione peggiore rispetto a quella dell’anno precedente. Solo l’11% del campione può dire di aver registrato dei miglioramenti. Non positive anche le previsioni sull’andamento della forza lavoro. Dalle risposte del campione, il 2010 lascia intravedere un quadro negativo: solo il 18.7% degli intervistati si aspetta di aumentare il numero dei suoi occupati, mentre il 26.4% prevede di doverlo ridurre. Poco più della metà (54.9%) non vede margini di cambiamento.
Tuttavia, nonostante un passato recente negativo, gli imprenditori intervistati mostrano ottimismo per il futuro. Il 45% di questi dichiara, infatti, di avere obiettivi di fatturato superiori per il 2010. Sebbene quasi la metà del campione sembri scommettere sull’uscita dalla crisi, non si può dire che questa sia prossima. Quel 30% di imprenditori che dichiara di avere obiettivi di fatturato inferiori ammonisce sul fatto che non è ancora il momento di abbassare la guardia, né di azzardare la fine del periodo nero per la nostra economia.
Crisi, Napolitano: ”No a facile ottimismo. Servono unità, coesione sociale e riforme”
nov/090
Roma, 5 nov. (Adnkronos/Ign) – No al facile ottimismo, sì a una pacata fiducia in prospettiva: valorizzando quei segnali di ripresa che si registrano grazie agli interventi delle istituzioni internazionali e dei singoli governi e all’azione delle imprese; ma senza nascondere le preoccupazioni per il calo dei consumi familiari e per le difficoltà nel mercato del lavoro.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sintetizza così la realtà economica italiana, nel momento di presumibile passaggio dalla fase di crisi a quella di sviluppo, intervenendo al Quirinale, alla presenza del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, in occasione della consegna delle insegne ai nuovi Cavalieri del Lavoro.
Per il capo dello Stato, “possiamo oggi non già esprimere facile ottimismo ma guardare pacatamente le prospettive più vicine e a quelle di più lungo termine. Se in questo momento – osserva Napolitano – possiamo registrare segnali incoraggianti di ripresa e di ritorno alla crescita del prodotto industriale, lo si deve senza dubbio all’insieme degli energici interventi d’emergenza e delle politiche di sostegno che il governo e le istituzioni internazionali hanno messo in atto, spingendo l’economia mondiale verso un netto risultato positivo previsto per l’anno 2010″.
Il Quirinale sottolinea al tempo stesso che “molto ha contato nel nostro Paese la reattività delle imprese, dalle più grandi alla miriade di imprese medie e piccole, fino a quelle di impronta familiare e individuale: si tratta davvero di un vasto mondo da cui sono venuti decisivi impulsi ed esempi di impegno a resistere, a non cedere, a non fermarsi, a rispondere con intelligenza, creatività e spirito competitivo alla stretta della crisi globale”.
Napolitano non nasconde la sua “preoccupazione, nell’immediato, per la riduzione dei consumi delle famiglie e per il peggioramento del mercato del lavoro”, rilevando anche “il tardare di una robusta ripresa degli investimenti”. Inoltre, “preoccupano, in prospettiva, i limiti persistenti nello sviluppo della ricerca, chiave decisiva per l’innovazione e per la crescita futura”.

Napolitano, che fa suo ”il giudizio positivo ribadito innanzitutto dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, sulle prove che dinanzi alla crisi ha dato di sé il nostro sistema bancario”, ha esortato a “guardare tutti insieme al da farsi, nei suoi diversi aspetti, internazionali e nazionali. Guardiamo alle riforme di cui c’è bisogno e a cui si sta lavorando sul piano mondiale; e alle riforme e alle scelte da adottare finalmente in Italia, per risalire in tempi non troppo lunghi ai livelli di attività precedenti la caduta del 2008-2009 e per imprimere alla nostra economia e alla nostra società quel dinamismo che sono venute perdendo da oltre un decennio”.
Il presidente della Repubblica testimonia il suo “apprezzamento all’intero mondo delle imprese: è un mondo – spiega – al quale guardo con particolare attenzione e fiducia nello sforzo, che considero mio dovere istituzionale e a cui dedico ogni mia energia, di cogliere e valorizzare le risorse, le potenzialità e le volontà su cui l’Italia può contare e far leva, per vedere crescere la propria unità, la propria coesione sociale, il proprio ruolo in Europa e nel mondo”.
In tal senso, Napolitano assicura: “Continuerò a richiamare tenacemente il Paese e le forze che lo rappresentano alla necessità di una più serena e condivisa considerazione degli interessi in gioco per il nostro Paese in questa complessa e cruciale fase storica: liberiamoci – esorta – di quel di più, di quel di troppo, in termini di esasperazione dei contrasti e di contrapposizione dei punti di vista, che può compromettere il nostro domani”.
“Continuerò a richiamare tenacemente il Paese – dice Napolitano – e le forze che lo rappresentano alla necessità di una più serena e condivisa considerazione degli interessi in gioco per il nostro Paese in questa complessa e cruciale fase storica”.
Eurozona, previsioni d’autunno 2009-2011, economia UE in ripresa graduale
nov/090
(Teleborsa) – Roma, 3 nov – Secondo le previsioni d’autunno della Commissione, l’Unione europea uscirà dalla crisi nella seconda metà di quest’anno, sebbene il PIL dovrebbe subire un calo di circa il 4% nel complesso per il 2009. Lo si legge nelle previsioni d’autunno 2009-2011, redatte dalla commissione UE.
Si attende una ripresa graduale e le previsioni del PIL sono in crescita: di circa tre quarti di punto percentuale nel 2010 e un e mezzo circa nel 2011.
La ripresa delle attività a breve termine è dovuta ai miglioramenti del contesto esterno e delle condizioni finanziarie, nonché alle significative misure di politica monetaria e di bilancio messe in atto. In seguito, una serie di fattori potrebbe frenare la domanda del settore privato e di conseguenza limitare il vigore della ripresa. In particolare, le condizioni del mercato del lavoro rimangono difficili: il tasso di disoccupazione nell’Unione europea dovrebbe raggiungere il 10,25%. Anche il disavanzo pubblico dovrebbe aumentare, raggiungendo il 7,5% del PIL nel 2010, prima di diminuire leggermente nel 2011 quando l’economia si riprenderà e le misure temporanee saranno gradualmente abbandonate.

L’economia dell’Unione europea sta uscendo dalla crisi, soprattutto grazie alle misure ambiziose adottate dai governi, dalle banche centrali e dal UE, che non solamente hanno scongiurato il crollo del sistema ma hanno anche dato avvio alla ripresa. Ciononostante restano molte sfide da affrontare: per mantenere lo slancio e assicurare la sostenibilità della ripresa, è essenziale dare piena attuazione a tutte le misure annunciate e completare il risanamento del sistema bancario. Inoltre occorre cominciare a lavorare di più in un’ottica di medio termine valutando il modo migliore per ovviare agli effetti negativi che la crisi ha provocato sui mercati del lavoro, le finanze pubbliche e la crescita potenziale” ha affermato Joaquín Almunia, Commissario per gli Affari economici e monetari.
Dopo aver attraversato la crisi più profonda, più lunga e più diffusa della sua storia, l’economia dell’Unione europea è giunta a una svolta. Gli ultimi mesi hanno registrato un netto miglioramento della situazione economica e delle condizioni finanziarie, dovuto in gran parte all’adozione di misure di politica monetaria e di bilancio senza precedenti. Molti indicatori finanziari sono tornati ai livelli precedenti alla crisi e la fiducia è in aumento. Le prospettive relative alla crescita e agli scambi a livello mondiale sono migliorate, specialmente nelle economie dei paesi emergenti. Alla luce di questi andamenti, e tenendo conto di un adeguamento favorevole delle scorte, la crescita del PIL nell’Unione europea e nell’area dell’euro dovrebbe tornare positiva nella seconda metà di quest’anno.
Il miglioramento delle prospettive a breve termine nell’Unione europea e all’estero deriva in parte da fattori temporanei: mano a mano che il loro effetto svanirà nel corso del 2010, è probabile che l’attività a livello mondiale subisca un rallentamento. Durante il periodo oggetto delle previsioni, la crescita delle esportazioni dell’Unione europea dovrebbe pertanto stabilizzarsi solo gradualmente.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro dell’Unione europea, nonostante abbia resistito alla crisi meglio del previsto (principalmente grazie a misure politiche a breve termine, riforme precedenti e mantenimento di eccedenze di manodopera in taluni Stati membri), nei prossimi trimestri è attesa una perdita di posti di lavoro. Secondo le previsioni, quest’anno l’occupazione diminuirà di quasi il 2,25%, e nel 2010 scenderà ancora di circa l’1.25%. L’occupazione dovrebbe stabilizzarsi progressivamente verso la fine del 2010 e nel 2011, una volta che la ripresa sarà consolidata.
Anche le finanze pubbliche sono state colpite duramente. Si stima che quest’anno il disavanzo pubblico triplicherà nell’Unione europea (raggiungendo quasi il 7% del PIL rispetto al 2,25% del 2008) e nel 2010 continuerà a salire fino a raggiungere il 7,5% circa.
L’inflazione nell’Unione europea e nell’area dell’euro dovrebbe registrare un lieve aumento dal livello molto basso attuale, pur rimanendo moderata durante il periodo di riferimento delle previsioni. In media, l’inflazione IAPC dovrebbe essere leggermente superiore all’1% nel 2010 e stabilirsi intorno all’1½% nel 2011 in entrambe le aree. Mentre i prezzi crescenti delle materie prime eserciteranno probabilmente una pressione al rialzo sull’inflazione, il sostanziale rallentamento dell’economia e la crescita debole dei salari dovrebbero invece avere un effetto di contenimento.
L’economia dell’Unione europea sta superando la crisi ma le prospettive rimangono altamente incerte e soggette a rischi non trascurabili ma che nel complesso sembrano compensarsi. Se le misure politiche si dimostrassero più efficaci del previsto nel risanare il settore finanziario e migliorare la fiducia, o se la domanda mondiale aumentasse ben oltre le stime, la ripresa potrebbe essere sorprendentemente più vigorosa. D’altro lato, le difficoltà del mercato del lavoro e gli ostacoli agli investimenti potrebbero avere conseguenze più pesanti del previsto. Inoltre, se non risanerà i suoi bilanci, il settore bancario potrebbe non essere in grado di fornire sostegno sufficiente alla ripresa. Anche i rischi che gravano sulle prospettive d’inflazione sembrano nel complesso compensarsi.
Berlusconi chiama ‘Ballarò’: ”L’anomalia italiana? I pm comunisti” (VIDEO)
ott/090
Roma, 28 ott. (Ign) – Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è intervenuto ieri sera telefonicamente alla trasmissione di Rai Tre ‘Ballarò’, condotta da Giovanni Floris. ”La vera anomalia italiana non è Berlusconi ma sono i pm e i giudici comunisti di Milano che da quando Berlusconi è sceso in politica lo hanno aggredito in tutti i modi. I pm sono la vera opposizione nel nostro Paese”, ha detto il premier nel giorno della condanna per l’avvocato David Mills.
Poi rivolto a Floris ha detto: ”Lei fa dei processi pubblici nei miei confronti e senza contraddittorio nella tv pagata da tutti i cittadini. Le ricordo che la televisione non è sua. Ho assistito agli interventi degli esponenti della sinistra, ho assistito al festival delle falsità e della calunnia. La tv pubblica italiana ha una prevalenza assoluta di giornalisti di sinistra e di programmi di sinistra e attacca il governo”. ”L’ultimo sondaggio che ho qui davanti a me – ha continuato -dice che il governo è al 54%, il presidente del Consiglio è al 68% e il Pd, che è tornato Pci con l’elezione di Bersani, è al 25%”.
Ospite in trasmissione, la vicepresidente della Camera Rosy Bindi ha replicato al premier: “Nessun politico al mondo ha la possibilità di intervenire quando e come vuole in una trasmissione pubblica per fare affermazioni che non sono convincenti”. “Lei – ha continuato la Bindi – ha un solo modo per dimostrare la legalità che continua ad affermare: sottoporsi come qualunque cittadino al giudizio della magistratura, nessuno – ha aggiunto – contesta il consenso che il premier ha avuto dagli italiani nè il fatto che questi abbia legittimamente governato. Ma il consenso popolare da lui ottenuto non lo solleva dal dover sottoporsi al rispetto della legge, della Costituzione e del giudizio della magistratura”.
In studio c’erano, oltre a Rosy Bindi, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il direttore dell’Unità Concita de Gregorio.
Governo, Brunetta: “Tremonti è ministro, sintesi la fa Berlusconi”
ott/090
Roma, 26 ott. (Adnkronos) – “Tremonti e’ un ministro di Berlusconi. Il leader e’ Berlusconi, non se lo dimentichi nessuno. La sintesi la fa Berlusconi, gli equilibri della coalizione li fa lui, valorizzando e ottimizzando le qualita’ di tutti noi. Il Paese ha riconosciuto a Berlusconi questo ruolo e a nessun altro. Fuori da questa logica ci sono solo le elezioni”. Lo dice il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta, intervistato da ‘Il Giornale’ e da ‘La Stampa’. E sull’ipotesi che il titolare dell’Economia possa ottenere la nomina a vicepremier, aggiunge: “credo che non gli serva in questa fase. Credo non abbia alcuna ragion d’essere. Serve per verticalizzare il processo decisionale, ma lui ha gia’ tutto questo”. Quanto alla politica economica, “il Governo, tutto il Governo, e’ rigorista, Nessuno -sottolinea Brunetta- puo’ dire di esserlo piu’ di altri. L’unica cosa da dire in piu’ e’ che il rigore non ha senso se poi si ammazza il paziente. Non si puo’ dire, ho dato le medicine giuste, se poi chi le ha prese muore. Io lo dico da tanto, bisogna passare dagli antibiotici alle vitamine”.
“Siamo tutti consapevoli della figura di Tremonti, e anche del suo ruolo politico. Figura e ruolo che non sono in discussione. Anche Tremonti pero’ dev’essere consapevole che la politica economica non puo’ essere monopolio di nessuno. Nessuno mette in dubbio quanto e’ stato fatto finora. Ma adesso occorre una seconda fase, incentrata sulla crescita. In un partito da 270 deputati, che e’ il primo al Nord come al Sud e ha ministri di peso, la politica economica e’ oggetto di discussione e di gestione collegiale, sotto la leadership di Berlusconi; che poi e’ l’uomo che prende i voti”. Lo dice il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto in un’intervista al ‘Corriere della Sera’. Quanto all’eventuale nomina a vicepremier del ministro dell’Economia, “Tremonti -aggiunge il presidente dei deputati azzurri- non ha bisogno di pennacchi. Al Tesoro ha gia’ un peso superiore a qualsiasi altro ministro. Un ruolo cosi’ importante non va ribadito o appesantito da un’altra carica, che in un Governo di coalizione sposterebbe gli equilibri”.
GOVERNO, MICCICHE’: BASTA MONOCOLORE LEGA SERVE PARTITO SUD
Roma, 26 ott. (Adnkronos) – Il Governo Berlusconi “e’ diventato ormai un monocolore della Lega, perche’ l’altro partito, il Pdl, e’ il ‘partito del presidente’ e quindi per definizione non ha un potere di interdizione”. Lo dice, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, il sottosegretario con delega al Cipe Gianfranco Micciche’. “Il Partito del Sud -aggiunge- sarebbe nell’interesse della Lega, che altrimenti finira’ per avere tutti contro. A noi serve un partito di rappresentanza territoriale del Mezzogiorno, ma attenzione: non un partito della spesa folle. Del partito del Sud non c’e’ tanto bisogno localmente, ma a Roma. Per questo penso alle prossime elezioni per la Camera e il Senato. Vorrei proprio -conclude Micciche’- che questo partito nascesse con la benedizione di Berlusconi”.
Appalti truccati, bufera sui Mastella. In un file scovati i nomi di 655 raccomandati
ott/090
Napoli, 21 ott. (Adnkronos/Ign) – Sessantatre indagati tra politici, dirigenti della Pubblica Amministrazione, professionisti e imprenditori campani, di cui 25 colpiti da misure cautelari personali. E’ questo il bilancio di un’indagine condotta dalla Procura di Napoli. I carabinieri del comando provinciale di Caserta e la Guardia di Finanza del comando provinciale di Napoli hanno eseguito i provvedimenti emessi dal gip presso il tribunale di Napoli: una ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, 18 divieti di dimora e 6 misure interdittive del divieto di esercitare l’impresa e la professione.
Tra gli indagati della Procura di Napoli ci sono anche l’europarlamentare e capo dell’Udeur Clemente Mastella, la moglie, Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania, e il loro figlio Pellegrino. Indagati anche il consigliere regionale dell’Udeur Nicola Ferraro, già coinvolto in passato in un’altra vicenda giudiziaria, e l’ex presidente della Regione Campania, fino a qualche tempo fa segretario regionale dell’Udeur, Antonio Fantini.
Sandra Lonardo ha ricevuto il divieto di dimora a Napoli mentre il marito Clemente un avviso di chiusura di indagine. ‘Lady Mastella’ non potrà dimorare oltre che in tutta la Campania, anche in comuni che si trovano in prossimità della regione, tra cui Frosinone e Isernia. Poco prima delle ore 13 Sandra Lonardo ha lasciato la propria abitazione di Ceppaloni per recarsi nella sua casa romana. Intanto Mastella, che ha appreso la notizia mentre era a Strasburgo alla riunione del Parlamento europeo, ha preso il primo volo utile per raggiungere la capitale. Non ha voluto rilasciare dichiarazioni, limitandosi a commentare con i suoi collaboratori che in questo momento vuole “solo stare vicino alla moglie”.
Il filone dell’indagine riguarda l’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale e rappresenta il proseguo di un’inchiesta avviata dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, culminata con un’altra raffica di indagati a gennaio dello scorso anno. Proprio a seguito dell’indagine casertana, è nata l’inchiesta della procura di Napoli, investita a gennaio dello scorso anno per ragioni di competenza territoriale.
Gli investigatori avrebbero ricostruito “il funzionamento di un ramificato sistema di potere e di gestione della cosa pubblica: appalti, assunzioni, nomine e sostituzione dei vertici amministrativi locali che, al di là delle rilevanti ricadute -spiegano in Procura- sull’efficienza della pubblica amministrazione, sulla regolarità delle procedure amministrative e sull’impiego corretto del pubblico denaro, si è contraddistinto per improprio utilizzo delle funzioni pubbliche a fini privatistici, con conseguente commistione tra interesse pubblico e interesse personale e/o del partito politico di appartenenza”.

Secondo i pm “tale sistema, atteso all’esistenza di un vero e proprio programma criminoso stabilmente condiviso da più persone, sotto il profilo tecnico giuridico è stato ritenuto riconducibile alla fattispecie penale dell’associazione per delinquere. Il sodalizio avrebbe ruotato attorno ad alcuni esponenti di vertice del partito politico e ad alcuni professionisti e imprenditori ad essi collegati”. Secondo i pm della Procura napoletana “finalità dell’organizzazione era l’acquisizione di utilità economiche, di incarichi pubblici, di consenso elettorale, di posizioni di comando, attraverso la commissione di delitti che vanno dalla truffa alla concussione, dall’abuso in atti d’ufficio al falso”.
Non solo: sarebbero emersi, ma sono in via di ulteriore approfondimento, contatti tra esponenti casertani inquisiti ed esponenti “di livello delle organizzazioni criminali, attraverso il quale i primi miravano ad acquisire consenso elettorale e varie altre utilità, i secondi futuri favori”.
Gli inquirenti della Procura napoletana e gli investigatori dei carabinieri e della Guardia di finanza di Napoli hanno esaminato il triennio 2005-2008. Un primo filone investigativo riguarda la gestione dell’Arpac (Agenzia regionale per l’ambiente della Campania), struttura pubblica che dovrebbe garantire ai cittadini campani un efficiente servizio di monitoraggio delle condizioni del territorio e del suo eventuale inquinamento, utile a predisporre i necessari interventi a tutela dell’ambiente. Gli investigatori hanno esaminato numerosi profili della gestione dell’Arpac: nel mirino assunzioni e appalti.
In base alle risultanze investigative sarebbe emerso che “l’effettivo organo decisionale dell’Agenzia non era come per legge il suo direttore generale -spiegano i pm- ma piuttosto i vertici della struttura di partito cui quest’ultimo apparteneva e di cui lo stesso altro non era che mero terminale”.
Importante ai fini investigativi è risultato essere il computer in uso alla segretaria del direttore generale dell’ex direttore generale dell’Arpac, Luciano Capobianco. In un file sono stati trovati i nomi di 655 presunti raccomandati. Accanto a quasi tutti i nomi anche chi li avrebbe segnalati al dottor Capobianco. Numerosi i politici che avrebbero segnalato i presunti raccomandati: tra questi l’ex assessore regionale dell’Udeur Nocera, con un centinaio di nomi. Altri, sono anch’essi esponenti o ex appartenenti all’Udeur: tra questi Tommaso Barbato, l’ex presidente della regione Campania Antonio Fantini, lo stesso Clemente Mastella. Ma ci sono anche altri politici autori di segnalazioni.
Crociata di Brunetta contro la corruzione nella P.A.: ”Ogni anno ci costa circa 1000 euro a testa”
ott/090
Roma, 17 ott. (Adnkronos) – Prevede un sistema, all’interno della P.a., che consenta di valutare i gradi di rischio corruzione. E’ la proposta lanciata dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, in un intervento sul Sole 24 ore. ”Considerando il fatto che la gestione e la valutazione del rischio è quasi sconosciuta nelle P.a. nessun ente sarà in grado subito di garantire una corretta gestione del rischio di corruzione. Si potrà prevedere una gradualità sull’introduzione del sistema”, spiega il ministro. Secondo cui ”è necessario lavorare sulla prevenzione e creare le condizioni perché il rischio di corruzione diminuisca e diminuisca rapidamente. Questo si può ottenere anche con l’introduzione di sistemi di risk management che tengano conto dei diversi gradi di rischio di corruzione ai quali i vari enti sono esposti”.
L’impatto economico della corruzione, ricorda il ministro, ”è molto alto: una tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini, che erode e frena lo sviluppo economico”. A fronte di una stima, ”più o meno corretta, di 50-60 miliardi l’anno che equivale a una tassa di circa 1.000 euro l’anno a testa, inclusi i neonati, l’Italia – sottolinea Brunetta – ha fatto ancora troppo poco in questo campo e, al di là dell’impatto ancora maggiore sul piano dell’immaginazione e della morale.

Un costo non monetizzabile che rischia di svuotare la fiducia nelle istituzioni e azzerare la speranza nel futuro delle generazioni di giovani, cittadini e imprenditori”.
Il ministro sottolinea quindi che ”da qualche parte bisogna pur partire in materia di lotta alla corruzione e l’idea di partire dal Sud come terreno di sperimentazione di tecniche e metodologie vecchie per il mondo, ma nuove per l’Italia, per poi migrare in tutte le altre amministrazioni, è certamente percorribile ed è anche un modo per offrire alle regioni del Sud la possibilità di prendere una leadership tecnico-culturale che ribalti gli stereotipi ai quali siamo tutti abituati”.
Il meno amato dagli Italiani
ott/090

Lo psiconano è il presidente del Consiglio meno amato dagli italiani negli ultimi 150 anni. Lo sanno tutti tranne lui.
“Il Grande Bugiardone ripete le sue fesserie convinto che qualcuno gli creda e ciò puntualmente avviene, perché siamo un paese di analfabeti e decerebralizzati. La balla che il 68,7% degli italiani sta con lui è proprio indecente come del resto qualunque cosa che fa o dice! Alle ultime elezioni politiche abbiamo avuto uno dei più alti numeri di astenuti della storia repubblicana. I non votanti sono stati ben il 19,5%. Per la Camera i votanti in Italia dovevano essere 47,3 milioni, ma votò solo l’80,5%. Le schede bianche o nulle furono 1.386.151 su 37.936.692, dunque il 3,65%. Se si somma chi non ha votato ai vari partitini che non raggiunsero l’1% si arriva quasi al 30% di elettori. Se dall’80% levo il 30% resta il 50% da dividere tra i due schieramenti più Di Pietro, Lega e Udc, e giù qui la pretesa di Berlusconi di avere il 68,7% dei consensi diventa grottesca, ma gli italiani sono degli analfabeti che non sanno contare. Su 47,3 milioni il Pd ha preso 12.092.998 voti, il Pdl 13.628.865, Lega Nord 3.024.522, Udc 2.050.319, Di Pietro 1.593.675.
Dunque il Pdl ha avuto il 28,8% dei voti potenziali, ma quale 68,7!?!?
Ma anche qui si truffa. Il 28,8% di chi ha votato ha votato il Pdl è formato da vari partiti. Personalmente ha ottenuto solo 2.700.000 preferenze, dunque è stato scelto personalmente dal 5,7% degli elettori, e questa è una cifra bassissima che può essere superata facilmente da qualunque attore, presentatore, cantante o calciatore. Insomma Berlusconi non è nessuno.Vince perché gli altri sono ancora meno!”. Da un commento di Viviana V.




